Distinguere i creduloni, con criterio
Oggi si usa il termine complottismo, ma non mi ricordo si usasse ai tempi degli avvistamenti UFO. Usiamo comunque questo termine per intendere le varie corbellerie a cui molta gente crede. Robe dentro i vaccini, UFO, scie chimiche, eh-ma-non-si-vedono-le-stelle, è strano che un edificio crolli solo perché gli arriva addosso un aereo di linea a 750 all’ora, e così via…
Spesso, quando vedo certi servizi giornalistici, la visibilità di certi “documentari” pompati, o alcuni commenti in giro per il web, rimango a bocca aperta. Poi però mi ricordo che è sempre importante fare distinzione tra i casi estremi e gli altri. Attenzione: non perché quelli meno estremi abbiano ragione, tutt’altro, ma perché vanno assorbiti (ed eventualmente criticati) in maniera diversa quando ce li troviamo di fronte o ne parliamo.
Infatti ogni posizione ha la sua bella schiera di casi umani, ma rappresentano appunto soltanto la versione estremizzata di un pensiero, non tutto il pensiero.
La grossa differenza tra i casi umani e gli altri è il livello d’istruzione ma anche il livello di sofferenza personale e di angoscia. Di solito i casi estremi sono un miscuglio ben disastroso di determinati livelli d’ignoranza e malattia mentale.
In questo senso, si possono intendere in modo molto diverso l’individuo di lucidità visibilmente carente che ti parla di microchip durante la manifestazione in piazza, e il tuo famigliare boomer che ti racconta di una cosa che ha letto sullo smartphone.
Nel secondo caso, internet per loro è una cosa nuova, una slot machine amplificata per mille, non hanno la capacità di verificare le fonti perché su Google devi saper scrivere bene le chiavi di ricerca e, non dico usare addirittura roba tipo “site:”, ma almeno essere cosciente della natura del sito su cui capiti, e di interrogarti sulla sua affidabilità , oppure non conoscono proprio il concetto stesso di “verificare le fonti”. Televisione e compagnia bella ovviamente non aiutano.
Poi c’è il caso del giovane con buoni voti a scuola e di spirito solare che crede ad alcuni aspetti riguardo gli UFO; e allora lì, apparentemente, le cose si complicano.
Ma in realtà , siccome abbiamo appena capito che non è una faccenda di complottista-o-non-complottista ma che si tratta di uno spettro di variabili, bisogna ricordarsi che esistono, per fare altri esempi, giovani ragazze che credono che i fiori di Bach servano a qualcosa o che ti vogliono leggere la mano non per scherzo. Di conseguenza, se uno è aperto a cose di questo genere, è comprensibile che la sua confusione sui temi complottistici sia più grande rispetto a quella di, ad esempio, un ateo razionalista che insegna, boh, chimica.
Quindi non si può mettere questo giovine sullo stesso piano dei casi umani quando in realtà ha solo un po’ di confusione rispetto a quel particolare argomento e non ha avuto abbastanza tempo per (o non è granché bravo a) informarsi meglio. Oppure, tra un impegno e l’altro della sua vita, si è semplicemente lasciato catturare da quel brivido, senza stare lì ad auto-analizzarsi, perché in fin dei conti, in un primo momento, è bello credere a qualcosa di misterioso. Quando la dopamina arriva, arriva, c’è poco da fare.
La questione delle religioni, apparentemente meno stupida poiché spirituale, in realtà è sullo stesso piano, ovvero anche qui troviamo sia i casi umani (ad esempio i preti che non fanno il loro mestiere perché gli conviene ma proprio perché ci credono veramente – esistono, giuro), sia le vie di mezzo (ad esempio il teologo boomer ma ultra-acculturato che vuole comunque crogiolarsi nelle favole perché gli fa bene), sia il giovane intelligente, che studia filosofia, ma è al contempo religioso (che magari poi ti dice la solita cosa «Non è che credo proprio al Dio cristiano ma credo a un’idea mia che bla bla…»). Ecco, anche di fronte a questo giovine, come prima di fronte a quello che credeva agli UFO, ci si potrebbe chiedere come mai anche tra chi sa usare il computer e non ha evidenti problemi mentali ci siano credenti di religioni varie. La risposta è che le variabili raramente sono a zero, e infatti anche la persona solare e sana deve in ogni caso affrontare il problema della morte, che è un problema che riguarda la psiche – anche questo, insomma, di sofferenza personale e di angoscia (per quanto minore rispetto alla sofferenza del no-vax che soffre di PTSD e ti parla di microchip). C’è sempre una parte ebete in ognuno di noi.
E così questo ultimo giovine preso in considerazione, si può sostanzialmente definire un complottista ontologico.
Vedi anche: An idea about why most people are so irrational
Vedi anche, per sorridere: https://incomaemeglio.blogspot.com/2022/04/tomblotto.html[🡕]