L’output umano
Abbiamo creato così tanto materiale, tanti film, tanti libri. Abbiamo ricoperto la Terra di opere di speranza, di tristezza, d’amore. Ora nasce principalmente spazzatura; i signori d’una volta scrivevano del dolore dell’uomo, ora l’uomo si diverte in mezzo al letame e quei testi son visti più come lavoro che piacere.
Fatto sta che di tutta questa palla di materiale, sia di quello d’una volta che di quello d’oggi, sia di quello saggio che di quello stupido, che ce ne facciamo? Io non ci faccio più niente. Qualcuno ci fa ancora qualcosa.
Però, come si può non sorridere di fronte all’assurdità di tutto questo? Io me lo immagino, questo pallone: tutto è raccolto in una cosa sola (tipo Katamari), che vola nello spazio per dare l’idea delle sue dimensioni comparandosi col pianeta nostro. Poi guardo gli uomini, fieri di ciò che han fatto, che osservano contenti la sfera. E poi vedo la Terra e la palla di materiale che si lanciano contro il Sole, disintegrandosi, senza perdere il sorriso. Anche il Sole ride.
E poi non resta niente, o meglio resta di tutto, gli altri pianeti, le altre stelle, le altre galassie. E il Sole che ride.
E anch’io rido.