Non si torna indietro. La storia di Ernesto Lomasti – Luca Beltrame
Un solo sbaglio e… il pianto di una madre, il muto dolore di un padre e per gli altri la vita continuerebbe uguale.
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Capitolo “La solitaria al Diedro Cozzolino”
Salire da soli è la vetta dell’alpinismo perché è la metafora più bella dell’uomo odisseico; perché è segno di rassegnazione profonda e di sconfinata fiducia nel destino. C’è dolore in chi arrampica da solo, ma c’è anche una ricompensa che bisogna imparare ad amare: la serenità. All’arrampicata solitaria bisogna tuttavia arrivarci per bisogno: interiore o esteriore che sia, deve essere un bisogno vero.
Nereo Zeper
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Capitolo “Alti e bassi”
Uno dei traguardi che mi sono imposto negli ultimi anni è quello di nutrirmi con il pane del perdente, di mettere a frutto l’energia della sconfitta. Ci si sente di gran lunga più sereni e tranquilli. E soprattutto non manca mai il cibo.
Mauro Corona
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Capitolo “Un incontro importante”
È inutile cercare di analizzare. Se andassimo in montagna per puro divertimento o per motivi estetici, perché accanirci sulle vie più difficili nella stagione più dura? Perché non ci accontentiamo di scalare pareti felicemente al di sotto delle nostre capacità, anziché dannarci in storie d’orrore in cui, dal primo all’ultimo passo, l’esito è incerto? Perché… sarebbe una palla. Che gusto ci sarebbe a fare ciò che sai di poter fare? Meglio saggiare i limiti: è il solo modo per imparare e migliorare.
Joe Simpson
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Capitolo “Un caldo autunno”
Per me scalare ha il valore aggiunto di servire a niente.
Nella grande officina quotidiana degli sforzi dedicati a un vantaggio, a un tornaconto, scalare è finalmente affrancato dal dovere di essere utile. Disobbedisce alla legge di mercato che prevede contropartite all’investimento, al rischio.
…È gratis, con quel poco di grazia che uno cerca nei propri atti.
Erri De Luca
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Capitolo “Il pilastro degli esploratori”
Ma, per l’avventura, non porrei tanto l’accento sul rischio di farsi male, di morire. Morire è sorte plebea, toccherà a tutti. L’esploratore corre invece un altro rischio, quello di perdersi: si inoltra in territori mentali o fisici ignoti e lì si può perdere.
Giovanni Badino