Sul lettino di Freud – Irvin D. Yalom
Mi sento morta e mi faccio male per sapere che sono viva.
Mi sento moribonda e devo affrontare rischi pericolosi per sentirmi viva.
Mi sento vuota e cerco di riempirmi di droga, cibo, liquido seminale.
Ma questi sono rimedi che durano poco. Alla fine provo vergogna e mi sento ancora più morta e vuota.
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(il protagonista sul suo libro)
«Che possibilità aveva, in quell’oceano di libri, un fragile, minuscolo spirito che nuotava per sopravvivere?»
[…]
«Non bisogna confondere il valore e la permanenza, questa è la via che porta al nichilimo» mormorò Ernest mentre cercava di scrollarsi di dosso quel senso di depressione. Invocò le frasi abituali: «Tutto svanisce» si rammentò. «Tale è la natura dell’esperienza. Nulla persiste. La permanenza è illusione, un giorno anche dell’intero sistema solare rimarranno solo rovine.» Ah, sì, così si sentiva meglio! Ancora meglio quando invocò Sisifo: un libro svanisce? Allora scrivine uno nuovo! E poi un altro, e un altro ancora.
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Lo sguardo di lei era intenso. Ernest pensava di rado a sua moglie Ruth, morta sei anni prima in un incidente d’auto, ma rammentava con gratitudine un dono che lei gli aveva fatto. Una volta, all’inizio del loro matrimonio, prima che smettessero di toccarsi e di fare l’amore, Ruth gli aveva rivelato il sommo segreto di una donna: come catturare un uomo. «È semplice» gli aveva detto. «Si deve guardare un uomo dritto negli occhi e sostenere il suo sguardo qualche secondo in più del normale. Tutto qui.» Il segreto di Ruth si era rivelato vero: più volte aveva identificato in quel modo le donne che volevano abbordarlo.
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«[…]Considerate questo enigma: due vedove, entrambe da poco, entrambe dopo quarant’anni di matrimonio. Una delle due ha sofferto molto, ma ha riconquistato gradualmente la propria vita e goduto di periodi di serenità e, in alcuni casi, persino di grande piacere. L’altra se l’è passata molto peggio: un anno dopo è sprofondata nella depressione, con pulsioni suicide, e ha avuto bisogno di una prolungata attenzione psichiatrica. Come possiamo valutare queste differenze? È davvero un enigma. Pemettetemi adesso di offrirvi una interpretazione.
«Anche se per molti versi si assomigliavano, queste due donne differivano profondamente in un aspetto significativo: la natura dei rispettivi matrimoni. L’una aveva avuto una relazione matrimoniale tumultuosa, conflittuale, l’altra un rapporto amorevole, basato sul rispetto reciproco e maturato nel tempo. La domanda che voglio porvi è: quale delle due ha vissuto meglio il lutto?»
[…]
«Sì, esatto!» disse Ernest a una donna seduta in terza fila che aveva azzardato una risposta. «Ha ragione: la donna con la relazione conflittuale ha avuto un destino peggiore.[…]»
[…] «Ma non vi sembra forse l’opposto di quanto ci suggerisce l’intuizione? Verrebbe da pensare che la vedova che aveva avuto una relazione amorevole e profondamente gratificante, durata quarant’anni, reagisse di gran lunga peggio. Dopotutto, non è stata forse lei a subire la perdita maggiore?
«Tuttavia, come lei ha ipotizzato, accade spesso l’inverso. Ci sono diverse spiegazioni. Credo che il concetto chiave sia il “rimpianto”. Pensate all’angoscia della vedova che sente, nel profondo, di aver trascorso quarant’anni della propria vita con l’uomo sbagliato. Il suo dolore non è, o non è soltanto, per il marito. Lei è in lutto per la sua stessa vita.»
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Marshal invece non era stato sviato da questi nuovi sviluppi. A sessantatré anni, faceva lo psichiatra da un tempo sufficientemente lungo da passare indenne attraverso vari orientamenti positivistici. Rammentava le ondate su ondate di estatico ottimismo (e successiva delusione) che avevano accompagnato l’introduzione della Torazina, della chirurgia psichiatrica, del Miltown, della Reserpina, del Pacatal, dell’LSD, del Tofranil, del litio, dell’Ecstasy, dei betabloccanti, dello Xanax e del Prozac, e non rimase certo stupito quando parte del fervore legato alla biologia molecolare cominciò a svanire, quando molte affermazioni stravaganti proclamate da quelle ricerche risultarono prive di fondamento, e quando gli scienziati cominciarono a riconoscere che forse, dopotutto, non avevano ancora localizzato il cromosoma alterato che si nascondeva dietro ciascun pensiero alterato.
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Poi ho abbandonato il libro, aveva rotto le balle.