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La radiazione di fondo

[…]

Insomma, c’è da lavorare per creare non si sa che cosa, senza l’intenzione. E sia nel farlo che nel non farlo c’è l’uguale maledetta percezione. Come un cogliere da sempre, e dico da sempre, la fottuta radiazione di fondo[🡕] dell’universo, e lei ti disturba ogni santo giorno: sono una parabola di merda, mentre la gente sembra non sentirla, e altri sembra la percepiscano solo raramente. E lei, la radiazione, ti racconta cose vere e contemporaneamente assurde, fredde, e soprattutto ruvide. Te le racconta in una lingua schifosa, in un alfabeto del ronzio. E io non posso risponderle, così l’ascolto, che mi piaccia o meno, perché è lei che si fa sentire, e prepotentemente.

Il resto è il costrutto organico, continuo, e schifosamente palpabile dell’uomo, che si poggia sopra a questo ronzio ch’è lo squallido esistenziale. Ma mica la vita del singolo, eh… la percezione proprio che esisti, su uno sfondo che poi sì che è grigio, ma quasi conta di meno.