
Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq
Alcune persone provano molto presto nella vita una spaventosa impossibilità di vivere da sé; in sostanza non sopportano di vedere la propria vita in faccia, e di vederla per intero, senza nessuna zona d’ombra, senza nessuno sfondo. La loro esistenza, lo ammetto, è d’eccezione alla legge della natura non solo perché questa frattura di inadattamento fondamentale si produce fuori da qualsiasi finalità genetica, ma anche per via della eccessiva lucidità che essa presuppone, lucidità che evidentemente trascende gli schemi di percezione dell’esistenza ordinaria. Talvolta basta mettere di fronte a una di queste persone un’altra persona – a condizione di poterla supporre altrettanto pura, altrettanto trasparente – perché tale insostenibile frattura si risolva in un’aspirazione luminosa, tesa in permanenza verso l’assolutamente inaccessibile. Sicché, laddove giorno dopo giorno lo specchio non riflette altro che una stessa immagine esasperante, due specchi paralleli elaborano e costruiscono una rete netta e fitta che impegna lo sguardo umano lungo una traiettoria infinita, senza limiti, infinita nella sua purezza geometrale, al di là delle sofferenze e del mondo.
Consideriamo in primo luogo la mucca bretone: per tutto l’anno essa pensa solo a brucare, il suo bel musello lustro s’abbassa e si alza con una regolarità impressionante, e nessun fremito d’angoscia turba mai lo sguardo mite dei suoi occhi color marrone chiaro. Tutto ciò dà una bella impressione di vigore, tutto ciò pare addirittura indicare una profonda coerenza esistenziale, una per molti versi invidiabile identità tra il suo essere al mondo e il suo essere in sé. Invece, ahimè, in questo caso il filosofo si trova colto in fallo, e le sue conclusioni, quantunque fondate su un’intuizione giusta e profonda, si riveleranno intrinsecamente viziate se egli, in precedenza, non avrà avuto l’accortezza di documentarsi presso il naturalista. Duplice, infatti, è la natura della mucca bretone. In determinati periodi dell’anno (precisamente sanciti dall’inesorabile programmazione genetica), nel suo essere si produce una rivoluzione sbalorditiva. I suoi muggiti si intensificano, si protraggono, la loro stessa tessitura armonica si altera sino a somigliare, talvolta in maniera strabiliante, a certi lamenti che sfuggono ai cuccioli d’uomo. I suoi movimenti si fanno più rapidi, più nervosi; talora essa arriva addirittura a trottare. Persino il musello, che pur sembrava, nella sua lustra regolarità, concepito per riflettere la permanenza assoluta d’una saggezza minerale, comincia a torcersi e contrarsi, sotto lo stimolo doloroso di una brama che pare inestinguibile.
La chiave dell’enigma è assai semplice, ed eccola qui: ciò che la mucca bretone brama (così manifestando, le va resa giustizia, l’unico desiderio della sua vita), è di, come dicono gli allevatori nel loro gergo spiccio, “farsi riempire”. Ed essi la riempiono; per tale ufficio, infatti, la siringa dell’inseminazione artificiale può valere il pene del toro, per quanto vadano sacrificate talune complicazioni emozionali. In un caso e nell’altro la mucca si placa e torna al proprio originario stato di attenta meditazione, permanendovi fino a quando, qualche mese più tardi, darà alla luce uno splendido vitellino. Cosa che, sia detto a margine, va a tutto beneficio dell’allevatore.
Ovviamente l’allevatore simboleggiava dio; […] Il dio messo in scena in quella novella non era, evidentemente, un dio di misericordia.
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Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l’amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. È ciò che viene chiamato “legge del mercato”. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Sul piano economico, Raphaël Tisserand appartiene alla schiera dei vincitori; sul piano sessuale, a quella dei vinti. Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli.
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Véronique aveva conosciuto troppe discoteche e troppi amanti; un tale sistema di vita impoverisce l’essere umano e gli infligge danni gravi e sempre irreparabili. L’amore, come innocenza e come capacità di illusione, come attitudine a sintetizzare la totalità dell’altro sesso in un unico essere amato, è già raro che resista a un anno di vagabondaggio sessuale, figuriamoci a due. In realtà, le esperienze sessuali accumulate nel corso dell’adolescenza minano e distruggono rapidamente ogni possibilità di proiezione d’ordine sentimentale e romantico; progressivamente, e molto rapidamente, si diviene tanto capaci d’amore quanto lo è una vecchia ciabatta. E di conseguenza, ovviamente, si finisce per condurre un’esistenza da vecchia ciabatta; invecchiando si diventa meno seducenti, e questo provoca amarezza. Si comincia a invidiare i giovani, e presto l’invidia si trasforma in odio. Questo odio, condannato a rimanere inconfessabile, si invelenisce e diventa sempre più cocente; poi si placa e si estingue, come tutto si estingue. Non resta altro che l’amarezza e il disgusto, la malattia e l’attesa della morte.
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Sono al centro del baratro. Sento la mia pelle come una frontiera, e il mondo esterno come uno schiacciamento. L’impressione di scissione è totale; ormai sono prigioniero in me stesso.[🡕] La fusione sublime non avverrà; lo scopo della vita è mancato. Sono le due del pomeriggio.