Etichetta: società/politica
Dittature, teocrazie, democrazie, americanismo, capitalismo, liberalismo, globalizzazione, sfruttamento e vita frenetica, inclusione selettiva, doppiopesismo, ipocrisia.
L’imbarazzante teatro politico di forma composto da casi psichiatrici.
I “piani alti” che si muovono indipendentemente da noi, comandati dal Mercato e dalla Tecnica, e che influenzano le vite di poveri e meno poveri.
Perché vivere è una continua tortura?
Sfogo su Reddit, con bei commenti. Leggi l’intera pagina
Un giorno è il tempo che ci vuole perché tu ti stufi del nuovo oggetto scintillante.
Dopodiché torni o alla tua vita da schiavo o alle tue basiche distrazioni organiche.
Vedi anche Fichte
La RL è cringe.
Siamo nel 2023, e sui giornali si parla ancora di Berlusconi, e anche del papa. Vabbè, lasciamo stare la politica, che sono questioni di mafia. Ma si parla ancora del PAPA (con annesso vestiario) della CHIESA CATTOLICA. Continua a leggere
Breve guida per destreggiarsi nel mondo della salute mentale
L’essere umano è per sua natura incoerente e inconsistente. Leggi l’intera pagina
Dario Fabbri – La cifra culturale in geopolitica
XII Festa Scienza Filosofia – Dario Fabbri – 2023/04/22 – La cifra culturale in geopolitica – Come storia e costume influenzano la traiettoria delle potenze. Continua a leggere
La maggioranza vince.
Distinguere i creduloni, con criterio
Oggi si usa il termine complottismo, ma non mi ricordo si usasse ai tempi degli avvistamenti UFO. Usiamo comunque questo termine per intendere le varie corbellerie a cui molta gente crede. Robe dentro i vaccini, UFO, scie chimiche, eh-ma-non-si-vedono-le-stelle, è strano che un edificio crolli solo perché gli arriva addosso un aereo di linea a 750 all’ora, e così via… Continua a leggere
Derek Muller è andato a visitare Cernobil… Leggi l’intera pagina
Monfalcone, zona Fincantieri, via Vittor Pisani, e l’angolo che poi continua su via Cosulich, tra le 17:00 e le 17:30, preferibilmente a gennaio, quando l’orario è quello tale che comincia a far scuro ma non è ancora notte. Quando cioè la giornata è già finita, e invece appena inizierebbe quello che viene sadicamente chiamato TEMPO LIBERO. Bonus, sapere qualcosina sul posto, sugli extracomunitari che assumono droghe strane per sopportare il carico, i subappalti, i giovani morti sul lavoro, etc., meccaniche che – per carità – si ritrovano in praticamente tutti i grandi cantieri e fabbriche d’Italia. Continua a leggere
Umberto Galimberti – Convegni e interviste (estratti)
Schopenhauer viene definito pessimista, naturalmente: ogni volta che non c’è un inno all’individuo, è pessimista, è ovvio, no… … Anche il povero Leopardi è pessimista, no? Quelli che dicono “pessimismo”… io dico: la guardate la realtà, dio bono, o non la volete proprio vedere? Leggi l’intera pagina
Maledetti bastardi. Leggi l’intera pagina
Tradotto dall'inglese da me (WTFPL).
Rocco Siffredi e Candy Red chiacchierano in “Rocco’s Intimate Castings 21”
– Sei una ninfomane. […] Quando ero giovane, ero come te. […] Pensavo solo al sesso, tutto il tempo.
– Sì? E ti facevi molte ragazze?
– Ci provavo.
– Ma?
– Non me le scopavo tutte perché è difficile per un uomo. Ma per le donne è più facile: tu puoi scoparti chi ti pare. Giusto?
– Sì.–, e ride.
qualunque domanda tu ti stia ponendo, la risposta è che non hai tu il controllo, perciò cavalca l’onda ma preparati a nuotare
Natalino Balasso, YouTube, @Telebalasso, discorso di capodanno 2018[🡕], nei titoli di coda
Moralmente, fare figli è peggio dell’omicidio: si crea una vita dal nulla e la si condanna a soffrire per decenni.
https://dnamistakes-ita.webcomic.ws/comics/pl/1569825[🡕]
Le 12 città più belle d’Italia – Astutillo Smeriglia
https://incomaemeglio.blogspot.com/2017/11/le-12-citta-piu-belle-ditalia_8.html[🡕] Continua a leggere
Ed espulsione dal mondo del lavoro equivale all’insignificanza sociale.
Umberto Galimberti in una conferenza
Oltre le passioni tristi: Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa – Miguel Benasayag
Tutto accade come se la permanenza della sua sofferenza fosse la prova incontestabile della sua identità nel senso della sua singolarità: “Soffro, quindi sono”. Leggi l’intera pagina
L’amore non esiste: è l’effetto prorompente di dottrine moraliste sulle voglie della gente; è il più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere soli.
Fabi Silvestri Gazzè – L’amore non esiste
Il petto si sfrega sulla divisa ruvida e la testa comincia a far male. I primi ordini vengono urlati e attraversano i grattacieli. Leggi l’intera pagina
Ci sono due buchi, due enormi cavità, e i bulbi si muovono, ruotano, un poco lucenti, poi le pupille si ingrandiscono, poi si rimpiccioliscono. Leggi l’intera pagina
La pazza della porta accanto – Conversazione con Alda Merini
Purtroppo l’anima, che è quella che poi scrive e che sopravvive […], è la parte che vola sulla materia ed è quella che è più attenta e più dolorosa: cioè, vedendo lo sfacelo del corpo, quest’anima si conduole (sic, ant.), si… soprattutto si smarrisce. Continua a leggere
Il denaro non compra la felicità, compra solo un sacco di terapia per parlare del perché non sei felice.
Castro in Grand Theft Auto V
Io gli dissi, già allora, che il mio “non vivere” dissolveva la paura della morte… Leggi l’intera pagina
È dal 2000 che siamo in crisi mentale. Leggi l’intera pagina
Voi immaginate, un diciassettenne, è l’età in cui col padre si litiga furiosamente, anche adesso, e si litigava furiosamente anche allora (ndr nel Medioevo), come in ogni epoca, a quell’età lì.
Alessandro Barbero, Festival della Mente 2011[🡕]
Tradotto dall'inglese da me (WTFPL).
Viviamo in una civiltà decadente che ci ruba della nostra abilità di modellare e definire il nostro destino e dunque ci ruba del nostro spirito e identità. L’uomo occidentale è stato gradualmente separato dal suo ambiente naturale, dalla sua spiritualità, dai suoi simili e infine da se stesso. La vita è stata ridotta a un piano animalesco mentre vaghiamo da una vuota soddisfazione di comodità tecnologica all’altra.
Arte e cultura non portano più alcuni grandi o eroici ideali bensì cercano di stimolare emozioni spregevoli tramite forme orribili e astratte. Arte e cultura raramente servono a qualcosa che non sia poco più che distrazioni dal tormento della percezione – non cercano più l’ordine, non interpretano o spiegano il mondo attorno a noi ma preferiscono invece giustificarlo, rimpiazzarlo o negarlo con alternative sempre meno interattive e più atomizzate e astratte.
Ci promisero salvezza tecnologica ma siamo stati trasportati in un inferno con l’aria condizionata dai falsi idoli del progresso che cercarono di rimuovere la lotta dall’esistenza, senza pensare a cosa sarebbe rimasto. Perché l’essenza della vita è il sacrificio, e la voglia di partecipare in questa lotta e farla propria è la più sacra caratteristica dell’uomo.
L’Harsh Noise Wall[🡕] è la colonna sonora della nostra vacua spiritualità e di questa era culturalmente corrotta. Non c’è lotta qui. Non c’è spirito. Nessuna personalità. Nessuna società. Non c’è nessun altro posto dove andare. Nessun altro posto per progredire. Questo è il prodotto finale. Questa è la fine.
“A View From Nihil” in “Triumph of the Broken Will”
La gente pensa che la vita sia altro, ma non è vero, la vita non è la tua collezione di monete, lo è, per illusione, una volta che hai la moglie al tuo fianco. Ma dopo? Dopo, tutto ciò che ti sta attorno è come se non esistesse e non fosse mai esistito, ha meno valore di una merda secca. Continua a leggere
A noi umani, in realtà, piace morire. Perché è l’unica cosa che dà un senso alla nostra vita, e che pone fine alla sofferenza del percepire d’esserci (nonché, ma quello è scontato, alle sofferenze fisiche e psicologiche). Ma allo stesso tempo la morte ci ricorda del vuoto e del nonsenso. E allora si crea questo strano paradosso, e tra le due possibilità, i più scelgono di distrarsi.
Diceva il famoso geologo, in televisione, che abbiamo la testa troppo grande, e usciamo difficoltosamente dalla fica; la cassa toracica protegge solo pochi organi; le vene delle gambe fanno fatica a reggere tutto il corpo; la schiena, per tenere la posizione eretta, deve inarcarsi, e quindi mal di schiena, etc.; la vista anche ha diversi problemi, eccetera. Insomma, siamo delle merde. Non siamo una macchina così meravigliosa come si dice, ma abbiamo mille difetti. E quindi non siamo frutto di un disegno divino, bla bla. Cose ovvie, era un discorso contro le religioni, ma io ero interessato più che altro al fatto che l’evoluzione è ancora in corso e attualmente siamo tutt’altro che perfetti; parole sue: «ci siamo adattati come abbiamo potuto». Ecco. Adattamento naturale evolutivo difficoltoso. Parallelismo interessante con l’adattamento sociale. E qualcuno ironizza con vignette che mostrano come, in un certo senso, siamo ora in un’involuzione. Molto in sintonia col mondo cyberpunk, che vede la fine dell’uomo con il massimo sviluppo tecnologico. Continua a leggere
– …perché il prossimo anno non ci vedremo più.
– E così va in pensione, beata lei, prof…
– Come?! Non dovresti dire queste cose, tu che sei giovane!
Un mio vecchio compagno di classe
C’è sete d’ignoranza, perché per millenni c’è stata sete di conoscenza. L’umanità ha conosciuto tanto, troppo. E siccome ora nota che si sta peggio di prima, il desiderio s’è invertito, e così c’è sete d’ignoranza. Ma questo non ha portato a un proficuo passo indietro, perché ormai il danno è già compiuto e ha già cambiato il gioco: ha portato a un’ignoranza pesante, aggressiva e autodistruttiva, non alla semplice conoscenza spavalda degli anni passati.
Morivo di paure, frenato come da un male vetusto. Leggi l’intera pagina
«È la società che è malata», diceva Zeno.
L’inettitudine è quasi vergogna di trovarsi faccia a faccia con una altro pirla come te, afflitto dalla condizione umana, immerso nella merda dei giorni nostri, e che deve fare finta che tutto vada bene.
Caduta quella che è appunto un’illusione, ti trovi di colpo sbalzato nel reale. Leggi l’intera pagina
(Allo zoo.)
– Cosa vedi?
– Animali.
– Prigionieri, tenuti in gabbia come noi in un mondo senza rischio, o lotta, o pericolo. La sola differenza è che loro sono in grado di vedere le sbarre, e ciò toglie loro ogni speranza di fuga.
Choke / Soffocare
L’eleganza del riccio – Muriel Barbery
In fin dei conti, gli adolescenti credono di diventare adulti scimmiottando adulti rimasti bambini che fuggono davanti alla vita. Leggi l’intera pagina
Pirandello proponeva tra le soluzioni alternative ai problemi dell’esistenza l’omicidio, il suicidio o la pazzia; oggigiorno, in un’epoca di sinergie sfrenate, dobbiamo unire le differenti possibilità, quindi dobbiamo diventare completamente pazzi, uccidere il più alto numero possibile di individui e poi finalmente commettere il suicidio.
Carl William Brown (Bruno Mensi)
Umberto Galimberti – Il successo della filosofia
Ma per chi, adattato al mondo, e con una discreta consapevolezza di sé ancora non reperisce un senso della propria esistenza, e quindi viene a contatto non con questo o quel dolore, ma con l’essenza del dolore, per costui non c’è rimedio in farmacia e forse neppure in psicoterapia. Leggi l’intera pagina
Carmelo Bene – Quattro momenti su tutto il nulla – 4°: Arte
Artisti (miserabili) e relativi (miserabili) fruitori. Leggi l’intera pagina
Waking Life – Richard Linklater
Mille anni non sono che un istante. Leggi l’intera pagina
I figli degli operai I figli dei bottegai I figli di chi è qualcuno e di chi non lo sarà mai
C.S.I. – Tutti giù per terra
[…]
Siete in un’altra dimensione. Io sono l’oscurità eterna.
[…]
La paura esiste in tutti, senza eccezioni, dal giorno in cui viene donata la vita. La vita è un gioco crudele. Vi affrontate e vi uccidete per sopravvivere. Soffrite, vi disperate. E poi? La morte. La paura della morte è sempre lì in agguato. Quando la morte inesorabile si avvicina e vi rendete conto che non potete far nulla per fermarla, la paura si risveglia in voi. Quanto più forte è la paura per la morte, tanto più difficile sarà accettarla. Ed ecco allora che si desta in voi il sentimento di odio e di gelosia nei confronti della vita. Un sentimento irrefrenabile che lascia un’unica via di salvezza: la distruzione. Avete visto Kuja? Ha ceduto alla paura della morte e ha scelto di distruggere il mondo di cristallo, l’origine di tutto.
[…]
Quella era la risposta. L’obiettivo di tutti gli esseri dell’universo è estinguersi. Aspettavo che qualcuno trovasse la risposta. Ora che ce l’ho, non permetterò a nessuno di sopravvivere.
[…]
Ho una sola missione… Ricostruire il mondo del nulla dove non esista nessuna forma di vita e d’evoluzione e dove non ci sia il mondo di cristallo! Nel mondo del nulla non esiste neppure la paura. È il mondo che voi desiderate!
[…]
Benché soffriate, il desiderio di attaccarvi alla vita è troppo forte. Questa malattia incurabile si chiama “voglia di vivere”. Ma, un giorno, la paura della morte s’impossesserà di voi e allora, proprio come Kuja, sceglierete la via della distruzione. E se vivete per distruggere tutto un giorno, è meglio che non siate mai esistiti. È paradossale, no? Ma è la pura verità. Accettatela: tutto è niente! Ritornare al nulla… Questo è il desiderio di voi esseri umani. Non respingetelo.
Trivia (Necron) in Final Fantasy IX
Raccoon City viene spazzata via
Ognuno crede di essere nel giusto. Non ci sono i buoni e i cattivi, esistono solo i nemici e i non nemici.
Squall Leonhart, Final Fantasy VIII
– Io posso leggere nella mente delle persone. Nella mia vita ho visto il passato, il presente e il futuro di migliaia e migliaia di uomini e donne…
[…]
E ogni singola mente che ho penetrato era colma di un unico oggetto del desiderio. Il desiderio atavico ed egoistico di trasmettere il proprio seme… Una cosa che mi disgustava. Ogni essere vivente di questo pianeta esiste solo per trasmettere il proprio DNA. Siamo stati creati per questo e per questo è nata la guerra.
Ma tu… tu sei diverso… Tu sei uguale a noi. Non abbiamo passato, non abbiamo futuro. Viviamo per il momento e questo è il nostro unico scopo.
Gli esseri umani non sono in grado di darsi la felicità reciproca. Dal momento in cui siamo stati confinati su questo mondo, agli altri non regaliamo altro che dolore e miseria.
Psycho Mantis in punto di morte in “Metal Gear Solid” (PSX)
La fatica di essere se stessi. Depressione e società – Alain Ehrenberg
Più che un infortunio affettivo, la depressione è oggi un modo di vivere. Leggi l’intera pagina
Sono intorno a noi, in mezzo a noi In molti casi siamo noi a far promesse Senza mantenerle mai se non per calcolo Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere E non far partecipare nessun altro Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltri Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili Sono tanti, arroganti coi più deboli e zerbini coi potenti Sono replicanti[🡕], sono tutti identici, guardali Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere Come lucertole s’arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno Spendono, spandono e sono quel che hanno
E sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio Sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio
Come le supposte abitano in blister full-optional Con cani oltre i 120 decibel e nani manco fosse Disneyland Vivon col timore di poter sembrare poveri Quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano Poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono Parton dal pratino e vanno fino in cielo Han più parabole sul tetto che San Marco nel Vangelo E sono quelli che di sabato lavano automobili Che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli Medi come i ceti cui appartengono Terra-terra come i missili cui assomigliano Tiratissimi, s’infarinano S’alcolizzano e poi s’impastano su un albero (boom!) Nasi bianchi come Fruit of the Loom Che diventano più rossi d’un livello di Doom[🡕]
E sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio Sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio
Ognun per sé, Dio per sé Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano Mani che poi firman petizioni per lo sgombero Mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli Che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli Quelli che la notte non si può girare più Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tivù Che fanno i boss, che compran Class[🡕] Che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica Che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara Ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera[🡕] Quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro Luna Nera
E sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio Sono intorno a me, ma non parlano con me Sono come me, ma si sentono meglio
Frankie hi-nrg mc – Quelli che benpensano
L’affondamento del Titanic rappresentò la fine di un’epoca, il sogno infranto della belle époque. Come per la caduta dell’impero babilonese, l’affondamento del Titanic ha rappresentato il simbolo dello sgretolamento di orgogliosi imperi, con una simile mescolanza di ricchi, borghesi e poveri tutti destinati insieme all’abisso. Era la fine di una leggenda che sposava la tecnologia alla ricchezza, il materialismo al romanticismo, l’illusione alla fantasia.
Massimo Polidoro, La maledizione del Titanic
Tappami, Levante. Tappami.
Libero (Massimo Ceccherini) dentro la bara, ne Il Ciclone
Sai come faccio a sapere che è la fine del mondo, Lenny? Perché tutto è già stato fatto, capisci? Ogni genere di musica è stata provata, ogni genere di governo è stato provato, capisci? Ogni cazzo di pettinatura, ogni orrendo gusto di gomma da masticare, i cereali per la colazione, ogni tipo di schifoso… Capisci che intendo? Che ci resta da fare? Come faremo a sopravvivere, per altri mille anni?
Max Peltier in “Strange Days”
Già dalla nostra tramontante nascita incomincia un destino. Spietato, per la maggior parte degli esseri umani: se non si nasce miliardari, si è spacciati per sempre. Ci si deve piegare al quotidiano, procurare gli stimoli al progetto; invece di s-progettare, si è dannati al disegno.
Cominciò ch’era finita, come in tutte le disavventure “lorenzacce”. Fossi stato il miliardario Schopenhauer, non avrei certo scritto “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Me ne sarei ben guardato: non si nasce per lavorare, spiegarsi, pensare; non si nasce nemmeno a de-pensare, perché anche questo è occuparsi del pensiero. Non si nasce a gestire, all’agire-patire: ci è tutto inflitto dalle circostanze.
Così come subiamo passivamente ogni nostra percezione prenatale, subiremo anche in seguito il significante. Nella recidività della vita, il discorso non apparterrà mai all’essere parlante.
L’anagrafe, lo studiarsi di sopravvivere ci condannano all’in-formarsi, per formarsi, deformarsi, ingobbire leopardianamente, pur d’avere una parte, quando non si vorrebbe altro che mettere da parte l’arte, come del resto la vita. Una vera iattura.
Carmelo Bene, Autografia di un ritratto
Come se finisse il mondo. Il senso dell’esperienza schizofrenica – Eugenio Borgna
“Confessa! confessa! mi si gridava come si faceva un tempo con gli stregoni e con gli eretici, e alla fine ho deciso di lasciarmi classificare in una malattia definita dai medici, e chiamata indifferentemente dal dizionario medico come teomania o demonomania. Servendosi dei significati immanenti a queste due definizioni, la scienza si attribuisce il diritto di fare sparire, o di ridurre al silenzio, tutti i profeti e i veggenti predetti dall’Apocalisse; e io mi rallegravo di essere uno di questi”. Leggi l’intera pagina
Qualunque tuttologia è cazzata, e qualunque problema è un falso problema. Una volta tanto, in questa trasmissione, si sta parlando davvero di cazzate, finalmente! Era l’ora!, di riconoscere che si parla sempre di cazzate. Questa sera stiamo dicendo che non stasera son cazzate, ma che sempre si parla soltanto di parole, cioè di cazzate.
Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show (speciale “Uno contro tutti”)
Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l’amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. È ciò che viene chiamato “legge del mercato”. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Sul piano economico, Raphaël Tisserand appartiene alla schiera dei vincitori; sul piano sessuale, a quella dei vinti. Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli.
Estensione del dominio della lotta, Michel Houellebecq
Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq
Alcune persone provano molto presto nella vita una spaventosa impossibilità di vivere di per sé. Leggi l’intera pagina
La politica del super-io. Fondamenti di psicopatologia strutturale e dialettica – Luigi Anepeta
Talaltra, nel contesto delle esperienze ossessive, la depressione interviene […] in virtù di una spinta al cambiamento che porta il soggetto a sentire di dover dare spazio ai suoi bisogni frustrati, che però, avendo assunto una configurazione pulsionale anarchica e trasgressiva, sono intensamente colpevolizzati. Continua a leggere
Terminator 2 – Scena apocalisse
Ci vuole un fisico speciale Per fare quello che ti pare Perché di solito a nessuno Vai bene così come sei
Tu che cercavi comprensione, sai, comprensione, sai Ti trovi lì in competizione, sai, competizione, sai
Ci vuole un fisico bestiale Per resistere agli urti della vita A quel che leggi sul giornale E certe volte anche alla sfiga
Ci vuole un fisico bestiale, sai, speciale, sai Anche per bere e per fumare, sai, fumare, sai
Ci vuole un fisico bestiale Perché siam sempre ad un incrocio Sinistra, destra, oppure dritto Il fatto è che è sempre un rischio
Ci vuole un attimo di pace, sai, di pace, sai Di fare quello che ci piace, sai, mi piace, sai
E come dicono i proverbi E lo dice anche mio zio Mente sana in corpo sano E adesso son convinto anch’io
Ci vuole molto allenamento, sai, allenamento, sai Per stare dritti contro il vento, sai, controvento, sai
Ci vuole un fisico bestiale Per stare nel mondo dei grandi E poi trovarsi a certe cene Con tipi furbi ed arroganti
Ci vuole un fisico bestiale, sai, speciale, sai Anche per bere e per fumare, sai, fumare, sai
Ci vuole un fisico bestiale Il mondo è un grande ospedale E siamo tutti un po’ malati Ma siamo anche un po’ dottori
E siamo tutti molto ignoranti sai, ignoranti, sai Ma siamo anche un po’ insegnanti sai, insegnanti, sai
Ci vuole un fisico bestiale Perché siam barche in mezzo al mare
Luca Carboni – Ci vuole un fisico bestiale
Se non si toglie il mondo come volontà e rappresentazione, questa mania… Il principio d’individuazione per cui ci svegliamo la mattina, vorremmo suicidarci, poi ci bastano due o tre caffè, e via, e si torna lì a ingannare, ad ammazzare il tempo.
Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show
[…] che l’uomo si guadagni lo stipendio, che la donna svolga quel lavoro di merda costituito dal costruire per lui un rifugio in questo mondo senza cuore, e che il bambino venga avviato verso quei campi di concentramento per i giovani chiamati “scuole”; […]
“L’abolizione del lavoro”, Bob Black
Vicino al Giordano – Alda Merini
L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera
Il fiume scorre da sempre e le vicende degli uomini si svolgono sulla riva. Si svolgono per essere dimenticate il giorno dopo e perché il fiume scorra oltre. Leggi l’intera pagina
Barefoot Gen – La bomba atomica
Non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo.
Charlie (Bud Spencer) in “Chi trova un amico trova un tesoro”
Dio… non si fa mai vedere, come Babbo Natale.
Laguna blu
La frase, altrimenti acqua calda, ha un suo peso per via del contesto del film, poiché pronunciata da “bambini” naufraghi.
Noi semo quella razza che non sta troppo bene che di giorno sarta fossi e la sera le cene. Lo posso grida’ forte, fino a diventa’ fioco noi semo quella razza che tromba tanto poco. Noi semo quella razza che al cinema si intasa pe’ vede’ donne gnude e farsi seghe a casa.
Eppure la natura ci insegna, sia su’ monti, sia a valle che si po’ nasce bruchi pe’ diventà farfalle. Ecco, noi semo quella razza che l’è fra le più strane: che bruchi semo nati e bruchi si rimane. Quella razza semo noi, ed è inutile fa’ finta: c’ha trombato la miseria e semo rimasti incinta.
Bozzone in Berlinguer ti voglio bene (Giuseppe Bertolucci)
Prendere coscienza dell’oblio dell’essere significa veder crollare quanto è stato costruito nella sua dimenticanza, Dio e mondo.
Umberto Galimberti – Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente
Perché non c’è nulla che dia tanto torto al potere quanto la Rassegnazione, che è poi il rifiuto del potere sotto qualsiasi forma (cioè lo rende quello che esso è in realtà, cioè un’illusione).
P.P. Pasolini, su “Tempo Illustrato”
Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore.
Charles Bukowski – A sud di nessun nord
A quanto pareva un uomo aveva solo un’alternativa, vivere una vita frenetica o diventare un barbone.
Charles Bukowski – A sud di nessun nord
L’inconveniente di essere nati – Emil Cioran
Gli occhi si sono appena aperti, e già comincia il dramma. Guardare senza comprendere, questo è il paradiso. L’inferno sarebbe dunque il luogo in cui si comprende, in cui si comprende troppo… Leggi l’intera pagina
A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l’uno dell’altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incrociano per un secondo e poi sfuggono.
Italo Calvino – Le città invisibili
Quel giorno sulla Luna – Oriana Fallaci
[«…] E al ritorno stia certa che non scriveranno poesie. Se ne fossero capaci, del resto, non andrebbero sulla Luna. E, soprattutto, non ne tornerebbero indietro.» Continua a leggere
Nostra Signora dei Turchi – Carmelo Bene
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna. Leggi l’intera pagina
(Giuliana e il figlio, davanti alle fabbriche)
– Perché quel fumo è giallo?
– Perché c’è il veleno.
– Ma allora se l’uccellino passa lì in mezzo, muore.
– Ma ormai gli uccellini lo sanno, e non ci passano più.
Il deserto rosso (1964), scena finale
– Io non sono guarita. Non guarirò mai. Mai…
[…]
– Non fare così, calmati. Perché hai paura, di che cosa?
– Delle strade, delle fabbriche, dei colori, della gente… di tutto!
[…]
C’è qualcosa di terribile nella realtà, e io non so cos’è. Nessuno me lo dice. Neanche tu mi hai aiutata, Corrado.
Giuliana, “Il deserto rosso”
Chi lavora è perduto / In capo al mondo – Tinto Brass
Mondo boia, mondo can, che ernia per un toco de pan. Mondo can, mondo boia, se crepa de fame o se crepa de noia. Continua a leggere
Abbiamo chiesto alla donna se c’era una cosa che desiderava più di ogni altra, nella vita. Ci ha guardato senza capire. Poi, a mezza voce, ha detto: «Dormire. Tre giorni di fila.» «Null’altro?», abbiamo chiesto. Ha fatto di sì con la testa. «Morire,» ha risposto; e non stava scherzando.
Fazzoletti di terra (1963), documentario di Giuseppe Taffarel su due anziani contadini della Val di Brenta.
Quello che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo.
Rainer Werner Fassbinder
«…perché non c’è davvero ragione di stare qui» continuai.
«Non c’è ragione di stare in nessun posto» disse Lolita. Leggi l’intera pagina
La fattoria degli animali – George Orwell
[…] Dopo i cavalli, vennero Muriel, la capra bianca, e Benjamin, l’asino. Benjamin era la bestia più vecchia della fattoria e la più bisbetica. Parlava raramente e quando apriva bocca era per fare ciniche osservazioni; per esempio, diceva che Dio gli aveva dato la coda per scacciare le mosche, ma che sarebbe stato meglio non ci fossero state né coda né mosche. Solo fra tutti gli animali della fattoria non rideva mai. Se gli si domandava il perché, rispondeva che non vedeva nulla di cui si potesse ridere. Continua a leggere
(Nella dedica a Leone Werth)
Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).
Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
Il fiume in piena lo chiamano violento Ma nessuno chiama violento Il letto del fiume che lo costringe.
Bertolt Brecht – Sulla violenza (poesia, estratto)
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo – La coscienza di Zeno
Novelle per un anno – La carriola – Luigi Pirandello
Quand’ho qualcuno attorno, non la guardo mai; ma sento che mi guarda lei, mi guarda, mi guarda senza staccarmi un momento gli occhi d’addosso. Vorrei farle intendere, a quattr’occhi, che non è nulla; che stia tranquilla; che non potevo permettermi con altri questo breve atto, che per lei non ha alcuna importanza e per me è tutto. Lo compio ogni giorno al momento opportuno, nel massimo segreto, con spaventosa gioia, perché vi assaporo, tremando, la voluttà d’una divina, cosciente follia, che per un attimo mi libera. Continua a leggere
Crollate le vecchie norme, non ancora sorte o bene stabilite le nuove, è naturale che il concetto della relatività d’ogni cosa si sia talmente allargato in noi, da farci quasi del tutto perdere l’estimativa. Nessuno più riesce a stabilirsi un punto di vista fermo e incrollabile.
Luigi Pirandello – Arte e scienza
Dio è morto. Dio resta morto. E noi l’abbiamo ucciso.[🡕]
Friedrich Nietzsche – La gaia scienza
Oggi non rientra soltanto nelle mie abitudini, ma fa anche parte del mio gusto – un gusto malizioso forse? – non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente “frettolosa”. Filologia, infatti, è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, tirarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un’arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiungere nulla se non lo raggiunge lento. Ma proprio per questo fatto è oggi più necessaria che mai; è proprio per questo mezzo che essa ci attira e ci incanta quanto mai fortemente, nel cuore di un’epoca del “lavoro”, intendo dire della fretta, della precipitazione indecorosa e sudaticcia, che vuol “sbrigare” immediatamente ogni cosa, […]
Nietzsche – Aurora – Prefazione – 5
Si può essere saggio solo alla condizione di vivere in un mondo di stolti.
Arthur Schopenhauer – Aforismi sulla saggezza del vivere
Io ti risponderò in buona coscienza e ti giurerò, che da quando io misi piede in questa città, mai una goccia di piacere non è caduta sull’animo mio; eccetto in quei momenti ch’io ho letto le tue lettere, i quali ti dico senz’alcuna esagerazione che sono stati i più bei momenti della mia dimora in Roma: e quelle stesse poche righe che ponesti sotto la lettera di mia Madre, furono per me come un lampo di luce che rompessero le dense e mute e deserte tenebre che mi circondavano. Dirai ch’io non so vivere; che per te, e per altri tuoi simili il caso non andrebbe così. Ma senti i ragionamenti ed i fatti. L’uomo non può assolutamente vivere in una grande sfera, perché la sua forza o facoltà di rapporto è limitata. In una piccola città ci possiamo annoiare, ma alla fine i rapporti dell’uomo all’uomo e alle cose, esistono, perché la sfera de’ medesimi rapporti è ristretta e proporzionata alla natura umana. In una grande città l’uomo vive senza nessunissimo rapporto a quello che lo circonda, perché la sfera è così grande, che l’individuo non la può riempire, non la può sentire intorno a sé, e quindi non v’ha nessun punto di contatto fra essa e lui. Da questo potete congetturare quanto maggiore e più terribile sia la noia che si prova in una grande città, di quella che si prova nelle città piccole: giacché l’indifferenza, quell’orribile passione, anzi spassione, dell’uomo, ha veramente e necessariamente la sua principal sede nelle città grandi, cioè nelle società molto estese. La facoltà sensitiva dell’uomo, in questi luoghi, si limita al solo vedere. Questa è l’unica sensazione degl’individui, che non si riflette in verun modo nell’interno. L’unica maniera di poter vivere in una città grande, e che tutti, presto o tardi, sono obbligati a tenere, è quella di farsi una piccola sfera di rapporti, rimanendo in piena indifferenza verso tutto il resto della società. Vale a dire fabbricarsi dintorno come una piccola città, dentro la grande; rimanendo inutile e indifferente all’individuo tutto il resto della medesima gran città. […]
Giacomo Leopardi a Carlo Leopardi – Roma, 6 Dicembre 1822
Che fatale dono del cielo è un’anima sensibile! Colui che l’ha ricevuto non deve aspettarsi altro che pene e dolori sulla terra. Vile trastullo dell’aria e delle stagioni, il sole, il cielo coperto o sereno regoleranno la sua sorte, sarà lieto o triste secondo i venti. Vittima dei pregiudizi, troverà in massime assurde un invincibile ostacolo ai giusti voti del suo cuore. Gli uomini lo castigheranno perché ha rette opinioni su ogni cosa, e perché ne giudica secondo verità e non secondo convenzioni. Basterebbe da solo a fare la propria infelicità, abbandonandosi senza discrezione alle divine attrattive dell’onesto e del bello, mentre le pesanti catene della necessità lo legano all’ignobiltà. Cercherà la suprema felicità senza ricordarsi che è un uomo: il cuore e la ragione saranno eternamente in guerra in lui, desideri sterminati gli prepareranno eterne privazioni.
Giulia o la nuova Eloisa – Jean-Jacques Rousseau
Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper starsene in pace, in una camera.
Blaise Pascal
Saranno grandi i Papi, saran potenti i re, ma quando qui si siedono (ndr al cesso) son tutti come me.
Vecchio adagio popolare