Etichetta: morte
Il solitario è quello che rimuove la sua presenza per non angosciare e infastidire l’altro, per lasciargli vivere la sua illusione, poiché la verità non porta a nient’altro che dolore. L’innamorato che si fa da parte per lasciare vivere l’altra, l’Oblomov che non ci prova nemmeno a far andare le cose perché sa che non possono andare. Quanto assurdo sarebbe che il tempo si innamorasse di una ragazza, o che la morte le scrivesse una poesia d’amore. Continua a leggere
Distinguere i creduloni, con criterio
Oggi si usa il termine complottismo, ma non mi ricordo si usasse ai tempi degli avvistamenti UFO. Usiamo comunque questo termine per intendere le varie corbellerie a cui molta gente crede. Robe dentro i vaccini, UFO, scie chimiche, eh-ma-non-si-vedono-le-stelle, è strano che un edificio crolli solo perché gli arriva addosso un aereo di linea a 750 all’ora, e così via… Continua a leggere
Contro l’idea che il suicidio non valga la pena, come invece asseriscono importanti autori
In realtà non ci si uccide perché il suicidio ragionato è pressoché impossibile per chiunque… Leggi l’intera pagina
Derek Muller è andato a visitare Cernobil… Leggi l’intera pagina
Umberto Galimberti – Convegni e interviste (estratti)
Schopenhauer viene definito pessimista, naturalmente: ogni volta che non c’è un inno all’individuo, è pessimista, è ovvio, no… … Anche il povero Leopardi è pessimista, no? Quelli che dicono “pessimismo”… io dico: la guardate la realtà, dio bono, o non la volete proprio vedere? Leggi l’intera pagina
Perché la gente normale riesce a vivere (così come spiegato da Lex Fridman)
Lex Fridman (un “normie”), spiega nel dettaglio come fa a vivere e non crogiolarsi nel nichilismo e nella depressione, qualcosa che se sei simile a me è affascinante e a volte difficile da comprendere.
Il sunto è che è principlamente come il tuo cervello è predisposto e la sua chimica, un’idea che è consistente con l’evidente fallimento della psicoterapia in così numerosi casi di malattia mentale, e con la ben dimostrata impossibilità di cambiare il cuore della personalità – e, per contro, con come le droghe sono invece uno strumento molto più utile, tuttavia anche limitato e dai risultati tristemente inconsistenti, caotici, dalla funzione poco mirata, e pieni di effetti collaterali.
Io penso che non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché si deve morire.
Umberto Galimberti, in varie conferenze
È come per la vita umana: se uno ha la fortuna di arrivare alla vecchiaia, le fasi della sua vita saranno: nascita, infanzia, pubertà, masturbazione, masturbazione in due, patetici tentativi di masturbazione, e morte.
Astutillo Smeriglia sul suo blog “In coma è meglio” – Come nasce una teoria del complotto
– Lei fuma tanto?
– Più che posso. Più che posso. Non conto. Tanto… Non morirò sano, ma difficile morire sani. A far male è vivere, perché a forza di vivere si muore.
Vittorio Feltri in un’intervista a casa sua
Cosa vuol dire – e chiudo con questa notazione un po’ pedagogica – cosa vuol dire “anticipare la morte”? Cioè essere persuasi che si deve morire; qual è il vantaggio della dimensione tragica?, che consiste nel fatto che devi morire e non c’è nulla che ti attende nell’aldilà? Che operi una relativizzazione delle problematiche dell’aldiquà. Non ti affanni come un disperato, non litighi come un pazzo. Non ti suicidi per le preoccupazioni del mondo, perché sei mortale; sei mortale, e quando devi uscir di carriera non ti disperi, non muori due anni dopo che vai in pensione: perché la morte è comunque lì ad attenderti, non è che finisce la vita, tu che l’hai fatta coincidere con la tua vita lavorativa e fuori da quella non sai più chi sei. Perché ormai le nostre identità sono assegnate dai nostri ruoli sociali, no? Sappiamo chi siamo solo perché gli altri ci riconoscono in un ruolo, fuori di lì non sappiamo più chi siamo; e infatti tutti gli attori e le attrici fanno delle vite tragiche, perché tragiche? Ma tragiche per non aver anticipato la morte, per non averla assunta come una condizione… come uno spessore dell’anima, ecco – usiamo pure questa parola anche se si riferisce a un’entità che non esiste, appunto l’anima.
Ma teniamola presente questa anticipazione, perché relativizzando le cose smettiamo quelle drammaticità tipiche invece di coloro che credono nell’immortalità dell’anima e quindi ritengono che questa vita abbia una sua importanza, il loro Io diventa egemone e quel che dipende dall’Io decide della vita e della morte, finisce un amore e si uccidono le donne perché è finito tutto, no, no, no: fermati. Se interiorizzi la morte in anticipo allora relativizzi tutte le cose, e tutte le cose non hanno quello spessore che non è da tragedia ma da disperazione. Ma i disperati chi sono? Quelli che hanno avuto speranza. Perché chi non ha avuto speranza non si dispera mai.
Umberto Galimberti, Teatro Paisiello di Ruffano (Lecce)
La totalità degli animali e la schiacciante maggioranza degli uomini vivono senza mai provare il minimo bisogno di giustificazione. Vivono perché vivono, tutto qua, è così che ragionano; poi immagino che muoiano perché muoiono, e che questo, ai loro occhi, concluda l’analisi.
Michel Houellebecq – Sottomissione
La prima volta che ho guardato Buffalo ’66 – Matteo Gagliardi
https://www.vice.com/it/article/znj883/buffalo-66-vincent-gallo[🡕] Continua a leggere
Il dono della vita – Astutillo Smeriglia
https://incomaemeglio.blogspot.com/2013/09/il-dono-della-vita.html[🡕] Continua a leggere
Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla, bla, bla, bla… Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.
Jep, “La Grande Bellezza”, finale
Io gli dissi, già allora, che il mio “non vivere” dissolveva la paura della morte… Leggi l’intera pagina
La musica è Arte. L’Arte è consolazione. Ma la vera Arte deve abbracciare la vacuità del tutto, l’amarezza dell’esistenza stessa. La musica deve essere il più vicino possibile alla Morte, la salvezza finale. Altrimenti sarà solamente intrattenimento, grezzo divertimento, effimera distrazione.
Solace for the Vanity, album “Amaritia”, 2011[🡕]
La gente pensa che la vita sia altro, ma non è vero, la vita non è la tua collezione di monete, lo è, per illusione, una volta che hai la moglie al tuo fianco. Ma dopo? Dopo, tutto ciò che ti sta attorno è come se non esistesse e non fosse mai esistito, ha meno valore di una merda secca. Continua a leggere
A noi umani, in realtà, piace morire. Perché è l’unica cosa che dà un senso alla nostra vita, e che pone fine alla sofferenza del percepire d’esserci (nonché, ma quello è scontato, alle sofferenze fisiche e psicologiche). Ma allo stesso tempo la morte ci ricorda del vuoto e del nonsenso. E allora si crea questo strano paradosso, e tra le due possibilità, i più scelgono di distrarsi.
Gavazzeni: “La musica peggiora l’uomo”
Alberto Sinigaglia (“ttL”, supplem. de La Stampa) Continua a leggere
Il tempo distrugge tutto.
Irréversible

La follia è semplicemente dolore.
Vittorino Andreoli
La disperazione è follia. La follia, la percezione della impossibilità di vivere: esserci, ma come non esserci. La disperazione come esperienza di follia è incompatibile con la vita. Vede morte, progetta morte e ammazza sé e l’altro. La disperazione è una follia possibile all’uomo, a tutti gli uomini; è anzi una prospettiva dell’uomo, si lega al suo bisogno di stare con l’altro, al fatto che da solo non può vivere, perché la vita umana non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento.
Vittorino Andreoli, Il lato oscuro (2002)
«Cosa ti sorprende di più dell’umanità?»
Dio rispose:
«Che si annoiano dell’infanzia, si affrettano a diventare grandi, e poi desiderano tornare bambini. Che perdono la salute per fare soldi, e poi spendono i soldi per recuperare la salute. Che, pensando con ansia al futuro, dimenticano il presente, al punto da non vivere né nel presente né nel futuro. Che vivono come se non dovessero morire mai, e muoiono come se non avessero mai vissuto.»
Spesso erroneamente attribuita al Dalai Lama; da “Un colloquio con Dio” di James J. Lachard (pseudonimo di James J. Brown), primi anni 2000.
L’angoscia del tempo che passa ci fa parlare del tempo che fa.
Il favoloso mondo di Amélie – Hipolito (lo scrittore)
Viviamo con i nostri sogni ma alla fine ci rimane solo la verità. E purtroppo lo capiamo solo quando ce ne andiamo.
Questioni di famiglia / Family Pack / Que faisaient les femmes pendant que l’homme marchait sur la lune?
[…]
Siete in un’altra dimensione. Io sono l’oscurità eterna.
[…]
La paura esiste in tutti, senza eccezioni, dal giorno in cui viene donata la vita. La vita è un gioco crudele. Vi affrontate e vi uccidete per sopravvivere. Soffrite, vi disperate. E poi? La morte. La paura della morte è sempre lì in agguato. Quando la morte inesorabile si avvicina e vi rendete conto che non potete far nulla per fermarla, la paura si risveglia in voi. Quanto più forte è la paura per la morte, tanto più difficile sarà accettarla. Ed ecco allora che si desta in voi il sentimento di odio e di gelosia nei confronti della vita. Un sentimento irrefrenabile che lascia un’unica via di salvezza: la distruzione. Avete visto Kuja? Ha ceduto alla paura della morte e ha scelto di distruggere il mondo di cristallo, l’origine di tutto.
[…]
Quella era la risposta. L’obiettivo di tutti gli esseri dell’universo è estinguersi. Aspettavo che qualcuno trovasse la risposta. Ora che ce l’ho, non permetterò a nessuno di sopravvivere.
[…]
Ho una sola missione… Ricostruire il mondo del nulla dove non esista nessuna forma di vita e d’evoluzione e dove non ci sia il mondo di cristallo! Nel mondo del nulla non esiste neppure la paura. È il mondo che voi desiderate!
[…]
Benché soffriate, il desiderio di attaccarvi alla vita è troppo forte. Questa malattia incurabile si chiama “voglia di vivere”. Ma, un giorno, la paura della morte s’impossesserà di voi e allora, proprio come Kuja, sceglierete la via della distruzione. E se vivete per distruggere tutto un giorno, è meglio che non siate mai esistiti. È paradossale, no? Ma è la pura verità. Accettatela: tutto è niente! Ritornare al nulla… Questo è il desiderio di voi esseri umani. Non respingetelo.
Trivia (Necron) in Final Fantasy IX
Raccoon City viene spazzata via
Io sono Artemisia. Comprimerò il tempo, negherò ogni forma d’esistenza…
Ci avete mai pensato? Quando eravate bambini: le sensazioni di allora, le parole di allora, le emozioni di allora…
Il tempo non aspetta.
Non importa quanto stretto lo teniate. Il tempo fugge.
E… [E morirete. / E tutto verrà distrutto.]
Artemisia (Ultimecia), Final Fantasy VIII
L’affondamento del Titanic rappresentò la fine di un’epoca, il sogno infranto della belle époque. Come per la caduta dell’impero babilonese, l’affondamento del Titanic ha rappresentato il simbolo dello sgretolamento di orgogliosi imperi, con una simile mescolanza di ricchi, borghesi e poveri tutti destinati insieme all’abisso. Era la fine di una leggenda che sposava la tecnologia alla ricchezza, il materialismo al romanticismo, l’illusione alla fantasia.
Massimo Polidoro, La maledizione del Titanic
Tradotto dall'inglese da me (WTFPL).
Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete una famiglia; scegliete un maxi televisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; sceglietevi gli amici! Scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate con la cazzo di stoffa che volete; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e l’anima con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita.
Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita […]
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[…] il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il CD e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.
Trainspotting, intro e finale
Come se finisse il mondo. Il senso dell’esperienza schizofrenica – Eugenio Borgna
“Confessa! confessa! mi si gridava come si faceva un tempo con gli stregoni e con gli eretici, e alla fine ho deciso di lasciarmi classificare in una malattia definita dai medici, e chiamata indifferentemente dal dizionario medico come teomania o demonomania. Servendosi dei significati immanenti a queste due definizioni, la scienza si attribuisce il diritto di fare sparire, o di ridurre al silenzio, tutti i profeti e i veggenti predetti dall’Apocalisse; e io mi rallegravo di essere uno di questi”. Leggi l’intera pagina
La mia natura, portata al silenzio e alla riflessione, aveva sempre provato un certo disgusto per ogni forma di frastuono o di clamore, per ogni manifestazione di quell’allegria portata all’eccesso che tanto spesso sconfina nella violenza. Avevo sempre odiato la gozzoviglia goliardica e carnevalesca come se la morte, proprio nei riti che vogliono esorcizzarla, mi si facesse ancora più minacciosa.
La variante di Lüneburg – Paolo Maurensig
La variante di Lüneburg – Paolo Maurensig
Avevo sempre odiato la gozzoviglia goliardica e carnevalesca come se la morte, proprio nei riti che vogliono esorcizzarla, mi si facesse ancora più minacciosa. Leggi l’intera pagina
Terminator 2 – Scena apocalisse
Gli aspetti della morte sono talvolta abnormi. – Alda Merini
Barefoot Gen – La bomba atomica
Io mi sono una donna – Alda Merini
Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano. Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.
Italo Calvino – Se una notte d’inverno un viaggiatore
Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino
Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte. Leggi l’intera pagina
Presi la bottiglia e andai in camera mia. Mi spogliai, tenni le mutande e andai a letto. Era un gran casino. La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava: comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo, ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo, erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi, viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura, scrittura, scultura, composizione, direzione d’orchestra, campeggio, yoga, copula, gioco d’azzardo, alcool, ozio, gelato di yogurt, Beethoven, Bach, Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota, suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City, e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente. La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire. Era bello avere una scelta.
Io l’avevo fatta da un pezzo, la mia scelta. Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia. I russi sapevano il fatto loro.
Charles Bukowski – Donne
Un pensiero che non sia segretamente marchiato dalla fatalità è intercambiabile, non vale niente, è solo pensiero…
Emil Cioran – L’inconveniente di essere nati
In Paradiso, gli oggetti e gli esseri, assediati da ogni lato della luce, non proiettano ombra. Come dire che mancano di realtà, alla stregua di tutto quello che non è corrotto dalle tenebre e che la morte non tocca.
Emil Cioran – L’inconveniente di essere nati
Il pensiero della precarietà mi accompagna in ogni circostanza: stamane, imbucando una lettera, mi dicevo che era indirizzata a un mortale.
Emil Cioran – L’inconveniente di essere nati
Fra cinquecentomila anni l’Inghilterra sarà, dicono, completamente ricoperta dall’acqua. Se fossi inglese deporrei le armi senza indugio.
Ognuno ha la propria unità di tempo. Per uno è la giornata, la settimana, il mese o l’anno; per un altro sono dieci anni, anzi cento… Queste unità, ancora a scala umana, sono compatibili con qualunque progetto e qualunque lavoro. C’è chi prende come unità il tempo stesso e si eleva talvolta al di sopra di esso: quale lavoro, quale progetto meriterà allora di essere preso sul serio? Chi vede troppo lontano, chi è contemporaneo di tutto il futuro, non può più affaccendarsi, non può neppure muoversi…
Emil Cioran – L’inconveniente di essere nati
Ero solo in quel cimitero che sovrasta il paese, quando entrò una donna incinta. Uscii subito, per non dover guardare da vicino quella portatrice di cadavere, né rimuginare sul contrasto tra un ventre aggressivo e quelle tombe sbiadite, tra una falsa promessa e la fine di ogni promessa.
Emil Cioran – L’inconveniente di essere nati
Nostra Signora dei Turchi – Carmelo Bene
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna. Leggi l’intera pagina
Bisognerebbe ridare il senso della morte alla gente.
Partner – P.P. Pasolini
Chi non ha mai pensato alla morte è forse immortale. È così che si vede la Madonna.
Carmelo Bene – Nostra Signora Dei Turchi
Abbiamo chiesto alla donna se c’era una cosa che desiderava più di ogni altra, nella vita. Ci ha guardato senza capire. Poi, a mezza voce, ha detto: «Dormire. Tre giorni di fila.» «Null’altro?», abbiamo chiesto. Ha fatto di sì con la testa. «Morire,» ha risposto; e non stava scherzando.
Fazzoletti di terra (1963), documentario di Giuseppe Taffarel su due anziani contadini della Val di Brenta.
Il nostro bisogno di consolazione – Stig Dagerman
Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore dello scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto. Continua a leggere
La vita è una malattia a trasmissione sessuale e ha un tasso di mortalità del 100%.
Ronald Laing
La vita è una malattia a trasmissione sessuale che porta lentamente alla morte.
Versione differente, da internet
Ed è subito sera – Salvatore Quasimodo
L’uomo, appena nato, è già abbastanza vecchio per morire.
Heidegger – Essere e tempo
La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure.
Italo Svevo – La coscienza di Zeno
L’antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: «Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto.»
Friedrich Nietzsche – La nascita della tragedia
Due verità che gli uomini generalmente non crederanno mai: l’una di non saper nulla, l’altra di non esser nulla. Aggiungi la terza, che ha molta dipendenza dalla seconda: di non aver nulla a sperare dopo la morte.
Leopardi, Zibaldone, 4525-4526
Il mondo come volontà e rappresentazione
[…]Ma, a parte tutto ciò, la morte è la grande opportunità per cessare di essere se stessi, per chi intende coglierla. Durante la vita, la volontà dell’uomo è priva di libertà: le sue azioni vengono compiute sulla base del suo inalterabile carattere nella catena causale. Ma ognuno ricorda ciò che ha fatto, e perciò non è assolutamente soddisfatto di se stesso. Se dovesse continuare a vivere, continuerebbe ad agire nello stesso modo, per via dell’inalterabile natura del suo carattere. Di conseguenza, deve cessare di essere ciò che è per poter sbocciare dal germe della sua natura come nuovo essere differente. Perciò, la morte libera da tali vincoli; la volontà torna a essere libera; poiché la libertà è nell’Esse, non nell’Operari[…]
Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, come trovato nel “generic_gnostic_01_shard” nel videogioco “Cyberpunk 2077” (2020)
Guarda dietro di te l’abisso dell’eternità e davanti a te un altro infinito. In questa dimensione che differenza c’è tra vivere tre giorni o tre volte gli anni di Nestore?
Marco Aurelio – Colloqui con sé stesso, 4.50
Omnia fui, nihil expedit.
Settimio Severo, imperatore romano
Sono stato ogni cosa, ma a nulla mi è servito.
Muore giovane chi è caro agli dei.
Menandro, IV-III secolo BCE
Memento mori.
(Ricordati che devi morire.)
Nota locuzione dai tempi dell’antica Roma.
Eram quod es, eris quod sum.
Anch’io ero come te (vivo), tu sarai come me (morto).
(Scritto sovente sulle tombe.)