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Etichetta: malvagità

Guerra, rabbia, vendetta, far del male a sé o agli altri.


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Maledetti bastardi. Leggi l’intera pagina

Massimo Recalcati – Perversione

La lezione clinica di Jacques Lacan: Follia, nevrosi e perversione (terzo appuntamento). IRPA, Associazione Accademia Pons, Jonas Onlus, Ordine Psicologi della Lombardia, Enap Continua a leggere

Cosa vuol dire – e chiudo con questa notazione un po’ pedagogica – cosa vuol dire “anticipare la morte”? Cioè essere persuasi che si deve morire; qual è il vantaggio della dimensione tragica?, che consiste nel fatto che devi morire e non c’è nulla che ti attende nell’aldilà? Che operi una relativizzazione delle problematiche dell’aldiquà. Non ti affanni come un disperato, non litighi come un pazzo. Non ti suicidi per le preoccupazioni del mondo, perché sei mortale; sei mortale, e quando devi uscir di carriera non ti disperi, non muori due anni dopo che vai in pensione: perché la morte è comunque lì ad attenderti, non è che finisce la vita, tu che l’hai fatta coincidere con la tua vita lavorativa e fuori da quella non sai più chi sei. Perché ormai le nostre identità sono assegnate dai nostri ruoli sociali, no? Sappiamo chi siamo solo perché gli altri ci riconoscono in un ruolo, fuori di lì non sappiamo più chi siamo; e infatti tutti gli attori e le attrici fanno delle vite tragiche, perché tragiche? Ma tragiche per non aver anticipato la morte, per non averla assunta come una condizione… come uno spessore dell’anima, ecco – usiamo pure questa parola anche se si riferisce a un’entità che non esiste, appunto l’anima.

Ma teniamola presente questa anticipazione, perché relativizzando le cose smettiamo quelle drammaticità tipiche invece di coloro che credono nell’immortalità dell’anima e quindi ritengono che questa vita abbia una sua importanza, il loro Io diventa egemone e quel che dipende dall’Io decide della vita e della morte, finisce un amore e si uccidono le donne perché è finito tutto, no, no, no: fermati. Se interiorizzi la morte in anticipo allora relativizzi tutte le cose, e tutte le cose non hanno quello spessore che non è da tragedia ma da disperazione. Ma i disperati chi sono? Quelli che hanno avuto speranza. Perché chi non ha avuto speranza non si dispera mai.

Umberto Galimberti, Teatro Paisiello di Ruffano (Lecce)

– No, io non credo che esistano le persone cattive, credo che esistano varie forme di disperazione. Alcune di queste forme sono talmente intense che la persona che le subisce diventa l’esecutore dei propri delitti, ma non l’ideatore. Si trova con stupore a commettere un delitto.

Silvano Agosti – Ricky Farina (@rickyfarina) – “Dialogo con Silvano”, https://www.youtube.com/watch?v=anXfrcF-zE4[🡕]

C’è sete d’ignoranza, perché per millenni c’è stata sete di conoscenza. L’umanità ha conosciuto tanto, troppo. E siccome ora nota che si sta peggio di prima, il desiderio s’è invertito, e così c’è sete d’ignoranza. Ma questo non ha portato a un proficuo passo indietro, perché ormai il danno è già compiuto e ha già cambiato il gioco: ha portato a un’ignoranza pesante, aggressiva e autodistruttiva, non alla semplice conoscenza spavalda degli anni passati.

Pirandello proponeva tra le soluzioni alternative ai problemi dell’esistenza l’omicidio, il suicidio o la pazzia; oggigiorno, in un’epoca di sinergie sfrenate, dobbiamo unire le differenti possibilità, quindi dobbiamo diventare completamente pazzi, uccidere il più alto numero possibile di individui e poi finalmente commettere il suicidio.

Carl William Brown (Bruno Mensi)

C’è una faccia maligna – Alda Merini

La follia è semplicemente dolore.

Vittorino Andreoli

La disperazione è follia. La follia, la percezione della impossibilità di vivere: esserci, ma come non esserci. La disperazione come esperienza di follia è incompatibile con la vita. Vede morte, progetta morte e ammazza sé e l’altro. La disperazione è una follia possibile all’uomo, a tutti gli uomini; è anzi una prospettiva dell’uomo, si lega al suo bisogno di stare con l’altro, al fatto che da solo non può vivere, perché la vita umana non è solitudine ma condivisione, appartenenza, attaccamento.

Vittorino Andreoli, Il lato oscuro (2002)

[…]

Siete in un’altra dimensione. Io sono l’oscurità eterna.

[…]

La paura esiste in tutti, senza eccezioni, dal giorno in cui viene donata la vita. La vita è un gioco crudele. Vi affrontate e vi uccidete per sopravvivere. Soffrite, vi disperate. E poi? La morte. La paura della morte è sempre lì in agguato. Quando la morte inesorabile si avvicina e vi rendete conto che non potete far nulla per fermarla, la paura si risveglia in voi. Quanto più forte è la paura per la morte, tanto più difficile sarà accettarla. Ed ecco allora che si desta in voi il sentimento di odio e di gelosia nei confronti della vita. Un sentimento irrefrenabile che lascia un’unica via di salvezza: la distruzione. Avete visto Kuja? Ha ceduto alla paura della morte e ha scelto di distruggere il mondo di cristallo, l’origine di tutto.

[…]

Quella era la risposta. L’obiettivo di tutti gli esseri dell’universo è estinguersi. Aspettavo che qualcuno trovasse la risposta. Ora che ce l’ho, non permetterò a nessuno di sopravvivere.

[…]

Ho una sola missione… Ricostruire il mondo del nulla dove non esista nessuna forma di vita e d’evoluzione e dove non ci sia il mondo di cristallo! Nel mondo del nulla non esiste neppure la paura. È il mondo che voi desiderate!

[…]

Benché soffriate, il desiderio di attaccarvi alla vita è troppo forte. Questa malattia incurabile si chiama “voglia di vivere”. Ma, un giorno, la paura della morte s’impossesserà di voi e allora, proprio come Kuja, sceglierete la via della distruzione. E se vivete per distruggere tutto un giorno, è meglio che non siate mai esistiti. È paradossale, no? Ma è la pura verità. Accettatela: tutto è niente! Ritornare al nulla… Questo è il desiderio di voi esseri umani. Non respingetelo.

Trivia (Necron) in Final Fantasy IX

Raccoon City viene spazzata via

(Direct link to the video[🡕]) Resident Evil 3: Nemesis (1999) - Finale

Io sono Artemisia. Comprimerò il tempo, negherò ogni forma d’esistenza…

Ci avete mai pensato? Quando eravate bambini: le sensazioni di allora, le parole di allora, le emozioni di allora…

Il tempo non aspetta.

Non importa quanto stretto lo teniate. Il tempo fugge.

E… [E morirete. / E tutto verrà distrutto.]

Artemisia (Ultimecia), Final Fantasy VIII

La politica del super-io. Fondamenti di psicopatologia strutturale e dialettica – Luigi Anepeta

Talaltra, nel contesto delle esperienze ossessive, la depressione interviene […] in virtù di una spinta al cambiamento che porta il soggetto a sentire di dover dare spazio ai suoi bisogni frustrati, che però, avendo assunto una configurazione pulsionale anarchica e trasgressiva, sono intensamente colpevolizzati. Continua a leggere

Terminator 2 – Scena apocalisse

(Direct link to the video[🡕]) Terminator 2 - Il giorno del giudizio - Scena dell'apocalisse nucleare (1991)

– Che cos’è questo Nulla?

– È il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di attrarlo.

La storia infinita

Barefoot Gen – La bomba atomica

(Direct link to the video[🡕]) Barefoot Gen - Scena dello sgancio della bomba atomica

Non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo.

Charlie (Bud Spencer) in “Chi trova un amico trova un tesoro”

L’orma del Califfo – Wilbur Smith

Parker si era imposto un celibato assoluto, dirottando tutte le sue energie sessuali verso le conquiste dell’intelletto. Leggi l’intera pagina

L’inconveniente di essere nati – Emil Cioran

Gli occhi si sono appena aperti, e già comincia il dramma. Guardare senza comprendere, questo è il paradiso. L’inferno sarebbe dunque il luogo in cui si comprende, in cui si comprende troppo… Leggi l’intera pagina

Quel giorno sulla Luna – Oriana Fallaci

[«…] E al ritorno stia certa che non scriveranno poesie. Se ne fossero capaci, del resto, non andrebbero sulla Luna. E, soprattutto, non ne tornerebbero indietro.» Continua a leggere

Il fiume in piena lo chiamano violento Ma nessuno chiama violento Il letto del fiume che lo costringe.

Bertolt Brecht – Sulla violenza (poesia, estratto)

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Italo Svevo – La coscienza di Zeno