Skip to content


L’inconveniente di essere nati – Emil Cioran

Di norma, gli uomini aspettano la delusione: sanno che non devono spazientirsi, che presto o tardi verrà, che accorderà loro la dilazione necessaria perché possano dedicarsi alle occupazioni del momento. Diverso è il caso del disingannato: per lui la delusione sopraggiunge contemporaneamente all’atto; non ha bisogno di spiarne l’arrivo, essa è presente. Affrancandosi dalla successione, egli ha divorato il possibile e reso superfluo il futuro. “Non posso incontrarvi nel vostro futuro” dice agli altri. “Non abbiamo un solo istante che ci sia comune”. Perché per lui l’insieme del futuro è già qui. Quando si scorge la fine del principio si va più in fretta del tempo. L’illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato.

✻

Il vero contatto tra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l’apparente non–comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore.

✻

Quello che so a sessant’anni lo sapevo altrettanto bene a venti. Quarant’anni di un lungo, superfluo lavoro di verifica…

✻

Giorni miracolosamente colpiti da sterilità. Invece di rallegrarmene, di gridare vittoria, di convertire quell’aridità in festa, di vederli come un punto di arrivo e come una prova della mia maturità, insomma del mio distacco, mi lascio pervadere dalla stizza e dal cattivo umore: tanto è tenace in noi il vecchio uomo, la canaglia smaniosa incapace di scomparire.

✻

Mentre agiamo abbiamo uno scopo; ma l’azione, una volta conclusa, non ha per noi maggiore realtà dello scopo che perseguivamo. Non c’era dunque nulla di veramente consistente in tutto ciò, era solo gioco. Ma ci sono alcuni che hanno coscienza di questo gioco durante l’azione stessa: vivono la conclusione nelle premesse, il realizzato nel virtuale, minano la serietà con il fatto stesso di esistere. La visione della non–realtà, del vuoto universale, è il risultato combinato di una sensazione quotidiana e di un fremito brusco. Tutto è gioco – senza questa rivelazione, la sensazione del trascinarsi lungo i giorni non avrebbe quel marchio di evidenza di cui le esperienze metafisiche hanno bisogno per distinguersi dalla loro contraffazione, i malesseri. Perché ogni malessere non è altro che una esperienza metafisica abortita.

✻

Reagisco come tutti, e perfino come coloro che disprezzo di più; ma mi redimo deplorando ogni atto che compio, buono o cattivo che sia.

✻

Con il passare degli anni diminuisce il numero di coloro con i quali ci si può capire. Quando non avremo più nessuno cui rivolgerci saremo finalmente quali eravamo prima di precipitare in un nome.

✻

Quando ci si rifiuta di fare del lirismo, riempire una pagina diventa un supplizio: a che serve scrivere per dire esattamente quello che si aveva da dire?

✻

Il Paradiso non era sopportabile, altrimenti il primo uomo vi si sarebbe adattato; neppure questo mondo lo è, visto che si rimpiange il Paradiso o se ne vagheggia un altro. Che fare? Dove andare?

Semplicemente, non facciamo nulla e non andiamo da nessuna parte.

✻

La salute è certamente un bene; ma a coloro che la posseggono è stata rifiutata la grazia di accorgersene, dato che una salute consapevole di se stessa è una salute compromessa o che sta per diventarlo. Poiché nessuno gioisce della propria assenza di infermità, si può parlare senza esagerazione alcuna di una giusta punizione dei benportanti.

✻

“Tutto è dolore” – la formula buddhista, modernizzata, suonerebbe: “Tutto è incubo”. Nel medesimo tempo il nirvana, chiamato a porre fine a un tormento ben più diffuso, diventerebbe, invece che una risorsa per pochi, universale come l’incubo stesso.

✻

Confessiamo le nostre pene a un altro soltanto per farlo soffrire, perché se ne faccia carico. Se volessimo rendercelo amico gli faremmo parte unicamente dei nostri tormenti astratti, i soli che vengano accolti con sollecitudine da tutti coloro che ci amano.

✻

Il modo più sicuro per non sbagliarsi è minare certezza su certezza. Ciò non toglie che tutto quello che conta sia stato fatto al di fuori del dubbio.

✻

I nostri pensieri, al soldo del nostro panico, si orientano verso il futuro, seguono la via di ogni timore, sfociano nella morte. Dirigerli verso la nascita e obbligarli a fissarvisi significa invertirne il corso, farli retrocedere. In tal modo perdono quel vigore, quella tensione implacabile che sta al fondo dell’orrore della morte e che ai nostri pensieri è utile se vogliono dilatarsi, arricchirsi, guadagnare forza. Allora si capisce perché, seguendo un tragitto inverso, manchino di slancio, e siano così stanchi quando finalmente cozzano contro il loro confine primitivo, tanto da non aver più energia per guardare al di là, verso il mai-nato.

✻

Abbiamo un bel preferirci all’universo, ci odiamo pur sempre molto più di quanto pensiamo. Il saggio è un’apparizione così insolita proprio perché non sembra intaccarlo l’avversione che, al pari di tutti gli esseri, deve certo nutrire per se stesso.

✻

Da questo si riconosce colui che ha disposizione per la ricerca interiore: dal fatto che porrà al di sopra di qualunque riuscita il fallimento, lo cercherà perfino, inconsciamente, s’intende. Perché il fallimento, sempre essenziale, ci svela a noi stessi, ci permette di vederci come ci vede dio, mentre il successo ci allontana da quanto c’è di più intimo in noi e in tutto.

✻

C’è, nel fatto di nascere, una tale assenza di necessità che, quando ci si pensa un po’ più del solito, non sapendo come reagire ci si limita a un sorriso ebete.

✻

[…] Dopo mezzanotte comincia l’ubriacatura delle verità perniciose.

✻

[…] il futuro è sempre stato atroce, dato che l’uomo può ovviare ai propri mali solo aggravandoli, cosicché in ogni epoca l’esistenza è stata molto più tollerabile prima che fosse trovata la soluzione alle difficoltà del momento.

✻

X mi insulta. Sto per schiaffeggiarlo. Poi, ripensandoci, mi astengo.

Chi sono? Qual è il mio vero io: quello della replica o quello del ripiegamento? La mia prima reazione è sempre energica; la seconda, fiacca.

Quella che definiamo “saggezza” è in fondo solo un perpetuo “ripensandoci”, cioè la non azione come primo impulso.

✻

Durante le lunghe notti delle caverne schiere di Amleti dovevano certo monologare senza tregua, poiché si può supporre che l’apogeo del tormento metafisico sia di gran lunga anteriore alla scipitaggine universale conseguente all’avvento della Filosofia.

✻

Sono i nostri malesseri che suscitano, che creano la coscienza; una volta compiuta la loro opera, si affievoliscono e scompaiono uno dopo l’altro. La coscienza, invece, permane e sopravvive, senza ricordare quanto deve loro, senza averlo neanche mai saputo. Per questo non smette di proclamare la sua autonomia, la sua sovranità, perfino quando detesta se stessa e vorrebbe annullarsi.

✻

Alzarsi, lavarsi e poi aspettare qualche varietà imprevista di tetraggine o di sgomento. […]

✻

Credere a quello che si fa o che fanno gli altri significa infatuarsi di quisquilie. Si dovrebbe voltare le spalle ai simulacri e persino alle “realtà”, porsi al di fuori di tutto e tutti, scacciare o stroncare i propri appetiti, vivere, secondo un adagio indù, con così pochi desideri quanti ne ha un “elefante solitario”.

✻

Per molto tempo ho vissuto con l’idea che ero l’essere più normale che fosse mai esistito. Un’idea che mi diede il gusto, anzi la passione, dell’improduttività: a che serve imporsi in un mondo popolato da folli, sprofondato nell’imbecillità o nel delirio? Per chi prodigarsi e a che scopo?

Resta da sapere se mi sono totalmente liberato di questa certezza, salvifica in assoluto, rovinosa nell’immediato.

✻

I violenti sono in generale dei malaticci, degli “sfiniti”. Vivono in perpetua combustione, a spese del loro corpo, esattamente come gli asceti, i quali, esercitandosi invece alla quiete, alla pace, vi si consumano ed esauriscono come fanno i pazzi.

✻

I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno.

✻

Lo stesso sentimento di estraneità, di gioco inutile, ovunque io vada: fingo di interessarmi a ciò che mi è indifferente, mi dimeno per automatismo o per carità, senza essere mai partecipe, senza essere mai da nessuna parte. Ciò che mi attira è altrove, e questo altrove non so cosa sia.

✻

”…Ma Elohim sa che, il giorno in cui ne mangerete, i vostri occhi si apriranno”. Si sono appena aperti, e già comincia il dramma. Guardare senza comprendere, questo è il paradiso. L’inferno sarebbe dunque il luogo in cui si comprende, in cui si comprende troppo…

✻

Mi intendo veramente bene con qualcuno soltanto allorché questi ha raggiunto il fondo di se stesso e non ha né il desiderio né la forza di ripristinare le sue illusioni abituali.

✻

Tutto quello che possiamo avere di buono viene dalla nostra indolenza, dalla nostra incapacità di passare all’atto, di mettere in esecuzione i nostri progetti e i nostri disegni. È l’impossibilità o il rifiuto di realizzarci ad alimentare le nostre “virtù” ed è la volontà di dare il massimo a spingerci agli eccessi e alle sregolatezze.

✻

Non un solo istante in cui non sia stato conscio di trovarmi fuori del Paradiso.

✻

“Ama nesciri” dice l’Imitazione. Ama essere ignorato. Si è contenti di sé e del mondo solo quando ci si conforma a tale precetto.

✻

Il valore intrinseco di un libro non dipende dall’importanza dell’argomento (altrimenti i teologi prevarrebbero, e di gran lunga) ma dal modo di affrontare l’accidentale e l’insignificante, di dominare l’infimo.

L’essenziale non ha mai richiesto il minimo talento.

✻

La sensazione di avere diecimila anni di ritardo, o di anticipo, sugli altri, di appartenere agli esordi o alla fine dell’umanità…

✻

La negazione non proviene mai da un ragionamento, ma da un non so che di oscuro e di antico. Le argomentazioni vengono dopo, per giustificarla e comprovarla. Ogni no scaturisce dal sangue.

✻

Meglio essere animale che uomo, insetto che animale, pianta che insetto, e così via. La salvezza? Tutto ciò che assottigla il regno della coscienza e ne compromette la supremazia.

✻

La più piccola variazione atmosferica rimette in discussione i miei progetti, non oso dire le mie convinzioni. Questa forma di dipendenza, la più umiliante che ci sia, mi abbatte profondamente, e nel contempo dissipa le poche illusioni che mi rimanevano sulle mie possibilità di essere libero e sulla libertà in sé. A che serve imbaldanzirsi quando si è alla mercé dell’Umido e del Secco? Si desidererebbe schiavitù meno miserevole, e dèi di ben altra levatura.

✻

Quando si sa con assoluta certezza che tutto è irreale, non si vede proprio perché ci si dovrebbe affannare a provarlo.

✻

Ogni opinione, ogni punto di vista, sono necessariamente parziali, tronchi, insufficienti. In filosofia, e in qualunque cosa, l’originalità si riduce a definizioni incomplete.

✻

Se la morte è orribile quanto dicono, come mai dopo un certo tempo riteniamo fortunato qualunque essere, amico o nemico, che abbia cessato di vivere?

✻

Mi è capitato più di una volta di uscire solo perché, se fossi rimasto in casa, non ero certo di poter resistere a qualche decisione improvvisa. La strada è più rassicurante, perché si pensa meno a se stessi, e tutto si attenua e si svilisce, a cominciare dallo sgomento.

✻

Da giovani si trae un certo piacere dalle infermità. Sembrano così nuove, così ricche! Con gli anni non sorprendono più, le conosciamo troppo. Ora, senza un pizzico di imprevisto, non meritano di essere sopportate.

✻

“Che cosa fai dalla mattina alla sera?” “Mi subisco”.

✻

Essendo sempre vissuto nel timore di essere sorpreso dal peggio, ho cercato, in ogni circostanza, di cautelarmi tuffandomi nell’infelicità molto prima che arrivasse.

✻

Non si invidia chi ha la facoltà di pregare, mentre si è pieni di livore contro i possessori di beni, contro chi conosce ricchezza e gloria. È strano che ci si rassegni alla salvezza di un altro, e non a qualche vantaggio passeggero di cui può godere.

✻

Essere obiettivi significa trattare l’altro come si tratta un oggetto, un cadavere; significa comportarsi nei suoi confronti da becchini.

✻

Camminare lungo un fiume, passare, scorrere con l’acqua, senza sforzo, senza precipitazione, mentre la morte continua in noi le sue rimuginazioni, il suo soliloquio ininterrotto.

✻

Senza la facoltà di dimenticare, il nostro passato graverebbe così pesantemente sul nostro presente che non avremmo la forza di far fronte a un solo istante di più, e ancora meno di entrarvi. La vita sembra tollerabile solo alle nature leggere, a quelle per l’appunto che non ricordano.

✻

Un’opera esiste solo se è preparata nell’ombra, con l’attenzione e la cura dell’assassino che medita un colpo. In entrambi i casi ciò che predomina è la volontà di colpire.

✻

La conoscenza di sé, la più amara di tutte, è anche quella che viene coltivata di meno: a che serve sorprendersi dal mattino alla sera in flagrante delitto di illusione, risalire senza pietà alla radice di ogni atto, e perdere una causa dopo l’altra davanti al proprio tribunale?

✻

Più si è travagliati da impulsi contraddittori meno si sa a quale credere. Mancare di carattere è questo e nient’altro.

✻

“Che cosa aspetti ad arrenderti?” – Ogni malattia ci invia un’intimidazione camuffata da interrogativo. Fingiamo di non sentire, pur pensando che lo scherzo è durato già troppo, e che la prossima volta bisognerà avere finalmente il coraggio di capitolare.

✻

Più vado avanti, meno mi incuriosisce il delirio. Non amo più, fra i pensatori, che i vulcani raffreddati.

✻

Se potessimo vederci con gli occhi degli altri, scompariremmo all’istante.

✻

Questa voglia di rivedere le proprie infatuazioni, di cambiare idoli, di pregare altrove…

✻

Sdraiarsi in un campo, odorare la terra e dirsi che proprio essa è il termine e la speranza dei nostri affanni, e che sarebbe vano cercare qualcosa di meglio per riposare e dissolversi.

✻

Quando mi capita di essere occupato, non penso un solo istante al “senso” di alcunché, e ancora meno, è chiaro, di quello che sto facendo. È la prova che il segreto di ogni cosa risiede nell’atto e non nell’astensione, causa funesta della coscienza.

✻

In Oriente i pensatori occidentali più curiosi, più strambi, non sarebbero mai stati presi sul serio, a causa delle loro contraddizioni. Per noi, proprio in questo risiede il motivo dell’interesse di cui li facciamo oggetto.

Non amiamo un pensiero, ma le peripezie, la biografia di un pensiero, le incompatibilità e le aberrazioni che vi si trovano, amiamo insomma gli spiriti che, non sapendo come mettersi in regola con gli altri e ancora meno con se stessi, barano, per capriccio e per fatalità. Il loro segno distintivo?

Un pizzico di finzione nel tragico, un accenno di gioco perfino nell’incurabile.

✻

Nelle “Fondazioni” Teresa d’Avila si sofferma a lungo sulla malinconia proprio perché la ritiene inguaribile. I medici, dice, non possono farci nulla, e la superiora di un convento, davanti a malate di quel genere, ha una sola risorsa: ispirare loro il timore dell’autorità, minacciarle, far loro paura. Il metodo raccomandato dalla santa resta ancora il migliore: di fronte a un “depresso”, appare chiaro che sarebbero efficaci solo i calci, gli schiaffi, un bel po’ di botte insomma. Ed è d’altronde quello che il “depresso” fa quando decide di uscirne: ricorre ai mezzi estremi.

✻

Tutto quello che si fa mi sembra pernicioso e, nel migliore dei casi, inutile. A rigore, posso agitarmi ma non posso agire. Capisco bene, troppo bene, la battuta di Wordsworth su Coleridge: “Eternal activity without action”.

✻

Non adottiamo una credenza perché è vera (tutte lo sono) ma perché siamo spinti da una forza oscura. Basta che questa forza ci abbandoni, ed ecco la prostrazione e il tracollo, il faccia a faccia con ciò che rimane di noi stessi.

✻

C’è ferocia in tutte le condizioni, tranne che nella gioia. La parola Schadenfreude, gioia maligna, è un controsenso. Fare il male è un piacere, non una gioia. La gioia, sola vera vittoria sul mondo, è pura nella sua essenza, ed è quindi irriducibile al piacere, sempre sospetto, in se stesso come nelle sue manifestazioni.

✻

Un’esistenza costantemente trasfigurata dal fallimento.[🡕]

✻

Conosco una sola visione della poesia che sia pienamente soddisfacente: quella di Emily Dickinson quando dice che in presenza di una vera poesia è colta da un tale freddo da avere la sensazione che nessun fuoco potrà più riscaldarla.

✻

Il grande torto della natura è di non aver saputo limitarsi a un solo regno. In confronto al vegetale, tutto appare inopportuno, fuori luogo. Il sole avrebbe dovuto imbronciarsi all’avvento del primo insetto, e sloggiare all’irruzione dello scimpanzé.

✻

Il distacco non si impara: è inscritto in una civiltà. Non vi si ispira, lo si scopre in sé. Ecco cosa mi dicevo leggendo che un missionario, in Giappone da diciotto anni, poteva contare, in tutto e per tutto, solo sessanta convertiti, per di più anziani. E anche questi all’ultimo momento gli sfuggirono: morirono alla maniera nipponica, senza rimorsi, senza tormenti, da degni discendenti dei loro antenati i quali, all’epoca delle lotte contro i mongoli, per agguerrirsi, si lasciavano impregnare del nulla di tutte le cose e del loro proprio nulla.

✻

Solo sdraiati si può elucubrare sull’eternità. Essa è stata per un periodo considerevole la preoccupazione primaria degli Orientali: non prediligevano forse la posizione orizzontale?

Appena ci si sdraia, il tempo cessa di scorrere, e di contare. La storia è il prodotto di una genia eretta.

In quanto animale verticale, l’uomo avrebbe preso l’abitudine di guardare davanti a sé non solo nello spazio, ma anche nel tempo. A quale miseranda origine risale l’Avvenire!

✻

Un’opera è terminata quando non la si può più migliorare, benché si sappia che è insufficiente e incompleta. Ne siamo talmente esasperati che non abbiamo più il coraggio di aggiungere una sola virgola, foss’anche indispensabile. Ciò che determina il grado di compiutezza di un’opera non è affatto una esigenza di arte o di verità, è la stanchezza e, più ancora, il disgusto.

✻

Il buddhismo definisce la collera “lerciume dello spirito”; il manicheismo “radice dell’albero della morte”. Lo so. Ma a che mi serve saperlo?

✻

A mano a mano che l’arte sprofonda in un vicolo cieco, si moltiplicano gli artisti. Questa anomalia cessa di essere tale se si pensa che l’arte, in via di esaurimento, è diventata insieme impossibile e facile.

✻

Nessuno è responsabile di quello che è e neppure di quello che fa. È evidente, e tutti più o meno ne convengono. Perché allora osannare o denigrare? Perché esistere equivale a valutare, a formulare giudizi, e l’astensione, quando non sia effetto dell’apatia o della viltà, esige uno sforzo che nessuno intende compiere.

✻

I dolori immaginari sono di gran lunga i più reali, dato che ne abbiamo un bisogno costante e li inventiamo perché non c’è modo di farne a meno.

✻

Per quanti sforzi faccia, non riesco a disprezzare tutti i secoli durante i quali non ci si è dedicati ad altro che a mettere a punto una definizione di dio.

✻

Finché si vive al di qua del terribile, si trovano parole per esprimerlo; appena lo si conosce dall’interno, non se ne trova più nessuna.

✻

Non esiste una sofferenza limite.

✻

Le afflizioni di ogni genere passano, ma il fondo da cui provengono sussiste, e niente ha presa su di esso. È inattaccabile e inalterabile. È il nostro fatum.

✻

Per quanto disincantati siamo, ci è impossibile vivere senza alcuna speranza. Ne serbiamo sempre una, a nostra insaputa, e quella speranza inconscia compensa tutte le altre, esplicite, che abbiamo respinto o esaurito.

✻

La fatica pura, senza causa, la fatica che giunge come un dono o un flagello: solo grazie ad essa reintegro il mio io, mi so “io”. Appena svanisce, non sono più che un oggetto inanimato.

✻

Colui che paventa il ridicolo non andrà mai lontano, nel bene come nel male, rimarrà al di qua dei suoi talenti, e quand’anche avesse genio, sarebbe pur sempre votato alla mediocrità.

✻

“Nel pieno delle vostre attività più intense, fermatevi un attimo per “guardare” il vostro spirito” – tale raccomandazione non è rivolta certo a coloro che “guardano”, il loro spirito notte e giorno, e che di conseguenza non debbono sospendere un istante le loro attività, per la buona ragione che non ne svolgono alcuna.

✻

La passione per la musica è già da sola una confessione. Sappiamo di più su uno sconosciuto appassionato di musica che su qualcuno che alla musica è insensibile e che incontriamo ogni giorno.[🡕]

✻

Sazietà – ho appena pronunciato questa parola, e già non so più a che proposito, tanto essa si addice a tutto quello che provo e penso, a tutto quello che amo e detesto, alla sazietà stessa.

✻

Distribuire colpi nessuno dei quali va a segno, attaccare tutti senza che nessuno se ne accorga, scoccare frecce di cui si è i soli a ricevere il veleno!

✻

Verso mezzanotte una donna in lacrime mi si accosta per strada: “Mi hanno fatto fuori il marito, la Francia è schifosa, per fortuna sono bretone, mi hanno portato via i figli, mi hanno drogata per sei mesi…”. Non essendomi accorto subito che era pazza, tanto la sua pena sembrava reale (e in un certo senso lo era), l’ho lasciata monologare per una buona mezz’ora: parlare le faceva bene. Poi mi sono allontanato, pensando che la differenza tra lei e me sarebbe minima se mi mettessi a mia volta a sciorinare le mie recriminazioni davanti al primo venuto.

✻

Una notte, salendo le scale nel buio profondo, fui arrestato da una forza invincibile, scaturita dal di fuori e dal di dentro. Incapace di fare un passo di più, rimasi inchiodato lì, pietrificato. IMPOSSIBILITÀ – questa parola così comune venne, più a proposito del solito, a illuminarmi su me stesso, non meno che su di essa: mi aveva soccorso tanto spesso, eppure mai come quella volta. Capii finalmente e per sempre cosa volesse dire…

✻

Una vecchia cameriera al mio “Come vanno le cose?” risponde senza fermarsi: “Vanno per la loro via”. Quella pur banalissima risposta mi ha scosso fino alle lacrime.

Le locuzioni che concernono il divenire, il passaggio, la via, più sono logore e più assumono talvolta la portata di una rivelazione. La verità è tuttavia che non sono esse a creare uno stato eccezionale, ma che ci trovavamo noi stessi in quello stato senza saperlo, e bastava un segno o un pretesto perché lo straordinario avesse luogo.

✻

“Peccato” mi dicevi. “che N. non abbia prodotto niente”.

“Che importa! Esiste. Se avesse sfornato libri, se avesse avuto la sventura di ’realizzarsi’, non staremmo qui a parlare di lui da un’ora.” Il vantaggio di essere qualcuno è più raro di quello di operare. Produrre è facile; difficile è disdegnare di far uso dei propri doni.

✻

Si gira un film, la stessa scena viene ripetuta innumerevoli volte. Un passante, chiaramente un provinciale, non se ne capacita: “Dopo aver visto questo, non andrò mai più al cinema”.

Si potrebbe reagire allo stesso modo di fronte a qualsiasi cosa di cui si siano intravisti i retroscena e di cui di sia colto il segreto. Eppure, con una obnubilazione che ha del portentoso, vi sono ginecologi che si incapricciano delle clienti, becchini che fanno figli, incurabili che abbondano in progetti, scettici che scrivono…

✻

[…] Vado avanti così fino al risveglio. L’interminabile è la specialità degli indecisi. Non possono prendere alcuna decisione nella vita, e ancora meno nei sogni, dove perpetuano le loro esitazioni, le loro viltà, i loro scrupoli. Sono idealmente portati all’incubo.

✻

[…] Dal canto suo, mia madre terminava le ultime righe che mi scrisse con questa frase testamento: “Qualsiasi cosa l’uomo intraprenda, presto o tardi lo rimpiangerà”.

Non posso dunque neppure vantarmi di aver acquisito questo vizio del rimpianto attraverso le mie delusioni personali. Mi precede, fa parte del patrimonio della mia tribù. Che retaggio, l’inattitudine ad illudersi!

✻

Su uno stesso argomento, su uno stesso evento, mi può accadere di cambiare opinione dieci, venti, trenta volte nello spazio di una giornata. E dire che, ogni volta, come l’ultimo degli impostori, oso pronunciare la parola “verità”!

✻

Chiunque si consacri a un’opera crede – senza esserne consapevole – che essa sopravviverà agli anni, ai secoli, al tempo medesimo… Se percepisse, mentre vi si dedica, che è peritura, l’abbandonerebbe per strada, non potrebbe terminarla. Attività e inganno sono termini correlativi.

✻

Due nemici sono lo stesso uomo dimezzato.

✻

La maggior parte delle delusioni ci viene dai nostri primi impulsi. Il minimo slancio si paga più caro di un crimine.

✻

Siccome rammentiamo con precisione solo i nostri travagli, i perseguitati, gli ammalati, le vittime di ogni sorta avranno vissuto, in fin dei conti, con il massimo profitto. Gli altri, i fortunati, hanno sì una vita, ma non il ricordo di una vita.

✻

È noioso chiunque non accondiscenda a impressionarci. Il vanitoso è quasi sempre irritante, ma si prodiga, fa uno sforzo: è un seccatore che non vorrebbe essere tale, e gliene siamo riconoscenti: si finisce per sopportarlo, addirittura per cercarlo. Invece siamo pallidi di rabbia davanti a qualcuno che non mira in alcun modo a far colpo. Che cosa dirgli e che cosa aspettarci da lui? Bisogna serbare qualche traccia della scimmia, o se no restare a casa propria.

✻

Non la paura di intraprendere, ma la paura di riuscire spiega più di un fallimento.

✻

Si teme l’avvenire solo se non si è certi di potersi uccidere quando si vuole.

✻

L’antidoto al tedio è la paura. Occorre che il rimedio sia più forte del male.

✻

Bisogna soffrire fino in fondo, fino al momento in cui si smette di credere alla sofferenza.

✻

Dall’esterno, in ogni clan, ogni setta, ogni partito, regna l’armonia; dall’interno, la discordia. I conflitti in un monastero sono frequenti e avvelenati come in qualunque società. Anche quando disertano l’inferno, gli uomini lo fanno solo per ricostituirlo altrove.

✻

L’ansia non è provocata da nulla, cerca di darsi una giustificazione, e per riuscirci si avvale di qualunque cosa, dei pretesti più miserabili, ai quali si abbarbica, dopo averli inventati. Realtà in sé che precede le proprie espressioni particolari, le proprie varietà, l’ansia che suscita se stessa, si genera da sola, è “creazione infinita”, e in quanto tale atta ad evocare più le trame della divinità che quelle della psiche.

✻

Tristezza automatica: un robot elegiaco.

✻

Ho trasformato, per non doverle risolvere, tutte le mie difficoltà pratiche in difficoltà teoriche. Di fronte all’Insolubile, finalmente respiro…

✻

A uno studente che voleva sapere la mia posizione riguardo all’autore di Zarathustra, risposi che da molto tempo avevo smesso di frequentarlo.

Perché? mi chiese. – Perché lo trovo troppo ingenuo…

Gli rimprovero le sue infatuazioni e persino i suoi fervori. Non ha abbattuto idoli se non per sostituirli con altri. Un falso iconoclasta, con tratti da adolescente, e non so che verginità, che innocenza, inerenti alla sua carriera di solitario. Ha osservato gli uomini solo da lontano.

Se li avesse guardati da vicino non avrebbe mai potuto concepire e celebrare il superuomo, visione bislacca, risibile, se non grottesca, chimera o capriccio che poteva scaturire solo dalla mente di qualcuno che non avesse avuto il tempo di invecchiare, di conoscere il distacco, il lungo disgusto sereno. Molto più vicino mi è un Marco Aurelio.

Nessuna esitazione da parte mia fra il lirismo della frenesia e la prosa dell’accettazione: trovo più conforto, e perfino più speranza, in un imperatore stanco che in un profeta folgorante.

✻

“Ho forse la faccia di uno che deve fare qualcosa quaggiù?” Ecco cosa avrei voglia di rispondere agli indiscreti che mi interrogano sulle mie attività.

✻

Ascoltando il bollettino meteorologico, forte emozione a causa di “piogge sparse”. Il che dimostra che la poesia è in noi e non nell’espressione, quantunque sparso sia un aggettivo capace di far nascere una certa vibrazione.

✻

Si desidera la morte solo nei malesseri vaghi; la si fugge al minimo malessere preciso.

✻

Tutto ruota attorno al dolore: il resto è accessorio, anzi inesistente – visto che rammentiamo solo ciò che fa male. Poiché le sensazioni dolorose sono le uniche ad essere reali, è quasi inutile provarne altre.

✻

Se ho potuto resistere fino ad ora, è perché a ogni afflizione, che mi pareva intollerabile, ne succedeva una seconda, più atroce, poi una terza, e così via. Fossi anche all’inferno, mi augurerei di vederne moltiplicare i gironi, per poter affrontare una prova nuova, più ricca della precedente. Politica salutare, almeno in materia di tormenti.

✻

A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile sapere; è certo però che tocca una zona così profonda che la follia stessa non riesce a penetrarvi.

✻

Avremmo dovuto essere dispensati dal trascinare un corpo. Bastava il fardello dell’io.

✻

Mi piace leggere come una portinaia: identificarmi con l’autore e con il libro. Ogni altro atteggiamento mi fa pensare al sezionatore di cadaveri.

✻

Anni e anni per svegliarsi da quel sonno al quale gli altri si abbandonano; e poi anni e anni per sfuggire quel risveglio…

✻

Riflettere su quelli che non ne hanno più per molto, che sanno come per loro tutto sia abolito, escluso il tempo in cui si dipana il pensiero della loro fine. Rivolgersi a quel tempo. Scrivere per dei gladiatori…

✻

Tutto sommato, ci sono state più affermazioni che negazioni – almeno finora. Neghiamo dunque senza rimorsi. Le credenze peseranno sempre di più sulla bilancia.

✻

Gogol’ che nella speranza di una “rigenerazione” si reca a Nazareth e vi si annoia come “in una stazione russa”: proprio questo capita a tutti noi quando cerchiamo al di fuori quello che può esistere solo in noi stessi.

✻

Perché temere il nulla che ci aspetta quando non differisce da quello che ci precede: questa argomentazione degli antichi contro la paura della morte è inaccettabile in quanto consolazione. Prima, si aveva la fortuna di non esistere; ora esistiamo, e proprio questa particella di esistenza, quindi di sventura, teme di scomparire. Particella non è la parola esatta, giacché ognuno si ritiene superiore o, almeno, uguale all’universo.

✻

La lucidità senza il correttivo dell’ambizione conduce alla paralisi. Bisogna che l’una poggi sull’altra, che l’una combatta l’altra senza vincerla perché un’opera, perché una vita sia possibile.

✻

Non possiamo perdonare a coloro che abbiamo osannato, siamo impazienti di rompere con loro, di spezzare la catena più delicata che esista: quella dell’ammirazione…, non per insolenza, ma per aspirazione a ritrovarci, a essere liberi, a essere noi stessi. Ci riusciamo solo con un atto di ingiustizia.

✻

Il problema della responsabilità avrebbe senso solo se fossimo stati consultati prima della nascita e avessimo consentito a essere proprio colui che siamo.

✻

L’energia e la virulenza del mio taedium vitae continuano a stupirmi. Tanto vigore in un male così fiacco! Debbo a questo paradosso l’incapacità in cui sono di scegliere finalmente la mia ultima ora.

✻

Avere sempre fallito in tutto, per amore dello scoraggiamento.

✻

Un libro è un suicidio differito.

✻

Un mostro, per quanto orribile sia, ci attrae segretamente, ci perseguita, ci ossessiona. Rappresenta ingigantiti, i nostri privilegi e le nostre miserie, ci proclama, è il nostro portabandiera.

✻

Conosco la pace solo quando le mie ambizioni si assopiscono. Appena si risvegliano, mi riprende l’inquietudine. La vita è uno stato d’ambizione.

La talpa che scava le sue gallerie è ambiziosa.

L’ambizione in effetti è in ogni luogo, e se ne vedono le tracce perfino sul volto dei morti.

✻

Esistere sarebbe un’impresa assolutamente impraticabile se smettessimo di attribuire importanza a ciò che non ne ha.

✻

La verità risiede nel dramma individuale. Se soffro realmente, soffro molto più di un individuo, oltrepasso la sfera del mio io, raggiungo l’essenza degli altri. Il solo modo di avviarci verso l’universale è curarci unicamente di quello che ci riguarda.

✻

La disgrazia di essere incapaci di stati neutri se non mediante la riflessione e lo sforzo. Quel che un imbecille ottiene di primo acchito, ci si deve dar da fare giorno e notte per ottenerlo, e non solo a tratti!

✻

La maggioranza dei sovvertitori, dei visionari e dei salvatori è stata o epilettica o dispeptica. Sulle virtù del mal caduco c’è unanimità; alle difficoltà gastriche, invece, riconosciamo meriti minori. Eppure niente invita a mettere tutto a soqquadro quanto una digestione che non si lascia dimenticare.

✻

Quando giungiamo agli estremi della malinconia, tutto ciò che la alimenta, che le offre un sovrappiù di materia, la innalza a un livello in cui non possiamo più seguirla, e la rende troppo grande, troppo smisurata: c’è da stupirsi se arriviamo al punto di non considerarla più nostra?

✻

Tutto ciò che è genera, presto o tardi, l’incubo. Tentiamo quindi di inventare qualcosa di meglio dell’essere.

✻

Per l’ansioso non esiste differenza tra un successo e un fiasco. La sua reazione è identica di fronte all’uno e all’altro. Entrambi lo scombussolano allo stesso modo.

✻

Quando mi cruccio un po’ troppo perché non lavoro mi dico che potrei anche essere morto e in tal caso lavorerei ancora meno…

✻

Bisognerebbe ripetersi ogni giorno: sono uno di quelli che, a miliardi, si trascinano sulla superficie del globo. Uno di loro, e niente di più. Questa banalità giustifica qualunque conclusione, qualunque comportamento o atto: dissolutezza, castità, suicidio, lavoro, crimine, pigrizia o ribellione.

…Ne consegue che ognuno ha ragione di fare quello che fa.

✻

Tradurre un’ossessione significa proiettarla fuori di sé, cacciarla, esorcizzarla. Le ossessioni sono i demoni di un mondo senza fede.

✻

Appena si entra in un cimitero un senso di derisione radicale bandisce ogni preoccupazione metafisica. Coloro che cercano “mistero” ovunque non vanno necessariamente in fondo alle cose. Il più delle volte il “mistero” (come l’ “assoluto”) corrisponde a una mania dello spirito. è una parola di cui dovremmo servirci solo quando non si può fare altrimenti, in casi davvero disperati.

✻

Ogni impressione profonda è voluttuosa o funebre, o le due cose insieme.

✻

Annientare dà un senso di potenza e lusinga qualcosa di oscuro, di originario in noi. Non è erigendo, è polverizzando che possiamo intuire le soddisfazioni segrete di un dio. Da qui il fascino della distruzione e le illusioni che suscita nei frenetici di ogni epoca.

✻

Le società prospere sono di gran lunga più fragili delle altre: infatti non rimane loro da aspettare altro che il proprio crollo, dato che il benessere, quando lo si possiede, non è un ideale, e lo è ancora meno quando se ne gode da generazioni. Senza contare che la natura non lo ha incluso nei suoi calcoli, e che non può farlo senza perire.

✻

La sola cosa che si dovrebbe insegnare ai giovani è che non c’è niente, diciamo quasi niente, da aspettarsi dalla vita. Sogniamo una Carta delle Delusioni che elenchi tutti i disinganni riservati ad ognuno, da affiggere nelle scuole.

✻

I romani della decadenza apprezzavano solo l’ozio greco (otium graecum), la cosa che avevano disprezzato di più al tempo del loro vigore.

L’analogia con le nazioni civilizzate di oggi è così flagrante che sarebbe indecente sottolinearla.

✻

L’Occidente: un marciume che sa di buono, un cadavere profumato.

✻

Fintanto che una nazione mantiene la coscienza della propria superiorità, è feroce e rispettata; – appena la perde, si umanizza, e non conta più niente.

✻

Quando mi scaglio contro quest’epoca mi basta, per rasserenarmi, pensare a quello che succederà, all’invidia retrospettiva di coloro che ci seguiranno. Per certi aspetti noi apparteniamo alla vecchia umanità, a quella che poteva ancora rimpiangere il Paradiso. Ma coloro che verranno dopo di noi non avranno neppure la risorsa di quel rimpianto, ne ignoreranno persino l’idea, persino la parola!

✻

Quando all’indomani della Grande Guerra, l’elettricità fu introdotta nel mio paese natale, ci furono proteste generali, poi una muta desolazione. Ma quando la misero nelle chiese (ce n’erano tre), ognuno fu persuaso che era arrivato l’Anticristo e, con lui, la fine dei tempi.

Quei contadini dei Carpazi avevano visto giusto, avevano visto lontano.

Loro, che uscivano dalla preistoria, sapevano già, a quell’epoca, ciò che i popoli civilizzati sanno soltanto da poco.

✻

Dal pregiudizio che nutro contro tutto ciò che finisce bene, da questo è nato in me il gusto delle letture storiche. Le idee sono inadatte all’agonia; muoiono, beninteso, ma senza saper morire, mentre un evento esiste solo in funzione della sua fine. Tanto basta per preferire la compagnia degli storici a quella dei filosofi.

✻

“I francesi non vogliono più lavorare, vogliono tutti scrivere” mi diceva la mia portinaia, che non sapeva di fare quel giorno il processo alle vecchie civiltà.

✻

Più l’uomo avanza, meno è in grado di risolvere i suoi problemi e quando, al colmo dell’accecamento, sarà persuaso di essere sul punto di riuscire, allora sopraggiungerà l’inaudito.

✻

Mi scomoderei, al limite, per l’Apocalisse, ma per una rivoluzione…

Collaborare a una fine o a una genesi, a una calamità ultima o iniziale sì, ma non a un cambiamento verso un meglio o verso un peggio qualsiasi.

✻

L’umanità ama tanto i salvatori, quei forsennati che credono senza vergogna in se stessi, solo perché immagina che essi credano in lei.

✻

I peggiori misfatti vengono commessi per entusiasmo, stato morboso responsabile di quasi tutte le sventure, pubbliche e private.

✻

In una metropoli, come in un villaggio, quel che piace di più è assistere alla caduta di un proprio simile.

✻

La storia, a voler essere esatti, non si ripete, ma, poiché le illusioni di cui l’uomo è capace sono limitate di numero, esse ritornano sempre sotto un diverso travestimento, dando così a una porcheria ultradecrepita un’aria di novità e una vernice tragica.

✻

La vita diverrebbe sopportabile soltanto in seno a un’umanità che non serbasse più alcuna illusione, un’umanità completamente disillusa e felice di esserlo.

✻

[…] Questa prospettiva è deprimente, dunque verosimile.

✻

Il “dispotismo illuminato”: l’unico regime che possa sedurre uno spirito disincantato, incapace di essere complice delle rivoluzioni, dato che non lo è neppure della storia.

✻

Sono turbato, anzi sconvolto, ogni volta che mi imbatto in un innocente. Da dove viene? Che cosa cerca? La sua apparizione annuncia forse un evento doloroso? È uno smarrimento molto particolare quello che si prova davanti a qualcuno che non si può in alcun modo chiamare proprio simile.

✻

Se ognuno avesse “capito”, la storia sarebbe cessata da tempo. Ma siamo fondamentalmente, siamo biologicamente inadatti a “capire”. E quand’anche tutti capissero, escluso uno, la storia si perpetuerebbe a causa di costui, a causa del suo accecamento. A causa di una sola illusione!

✻

X sostiene che siamo alla fine di un “ciclo cosmico” e che ben presto tutto crollerà. Di ciò non dubita un solo istante.

Al tempo stesso è padre di famiglia, e di una famiglia numerosa. Con certezza come le sue, per quale aberrazione si è ostinato a gettare in un mondo ormai spacciato un figlio dopo l’altro? Se si prevede la Fine, se si ha la convinzione che non tarderà, se addirittura ci si fa assegnamento, tanto vale aspettarla da solo. Non si procrea a Patmo.

✻

Ogni volta che perseguiamo qualcosa lo facciamo per un bisogno di tormento. La ricerca della salvezza è anch’essa un tormento, il più sottile e meglio camuffato di tutti.

✻

San Serafino di Sarov, durante i quindici anni che passò in una reclusione totale, non apriva la porta della cella a nessuno, neppure al vescovo che di tanto in tanto visitava l’eremo.

“Il silenzio” diceva “avvicina l’uomo a Dio e lo rende in terra simile agli angeli”. Quello che il santo avrebbe dovuto raggiungere è che il silenzio non è mai tanto profondo quanto nell’impossibilità di pregare…

✻

L’ansioso si aggrappa a tutto quel che può rafforzare, stimolare il suo malessere provvidenziale: volerlo guarire significa comprometterne l’equilibrio, dato che l’ansia è il fondamento della sua esistenza e della sua prosperità. Il confessore scaltro sa che è necessaria, che una volta che la si è conosciuta non si può farne a meno. Poiché non osa vantarne i benefici, si serve di una via indiretta, elogia il rimorso, forma ammessa, onorevole dell’ansia. I suoi clienti gliene sono grati. Per questo non fa fatica a conservarli, mentre i suoi colleghi laici si dibattono e si umiliano per non perdere i loro.

✻

Il vantaggio non trascurabile di aver molto odiato gli uomini è quello di giungere a sopportarli per esaurimento dello stesso odio.

✻

Ero solo in quel cimitero che sovrasta il paese, quando entrò una donna incinta. Uscii subito, per non dover guardare da vicino quella portatrice di cadavere, né rimuginare sul contrasto tra un ventre aggressivo e quelle tombe sbiadite, tra una falsa promessa e la fine di ogni promessa.

✻

Euforia. Incapace di figurarmi i miei umori abituali e le riflessioni che essi generano, esultavo senza motivo, spinto da non so quale forza: proprio questo giubilo di origine sconosciuta, mi dicevo, devono provare coloro che si affannano e combattono, coloro che producono.

Non vogliono e non possono pensare a ciò che li smentisce.

Quand’anche ci pensassero, non vi sarebbero conseguenze, come accadde a me in quel giorno memorabile.

✻

Il rimprovero più grave che si possa muovere ai regimi polizieschi è che obbligano a distruggere, per misura di prudenza, lettere e diari, ossia quel che vi è di meno falso in letteratura.

✻

È una grande forza, e una grande fortuna, poter vivere senza ambizioni di sorta. Mi ci costringo. Ma il fatto di costringermi è ancora parte dell’ambizione.

✻

Il tempo vuoto della meditazione è, in verità, il solo tempo pieno. Non dovremmo mai arrossire di accumulare istanti vacui. Vacui in apparenza, di fatto ben riempiti. Meditare è un ozio supremo, di cui si è perduto il segreto.

✻

Mi glorio di eccellere nel percepire il carattere transitorio di tutto, supremazia risibile, che ha guastato tutte le mie gioie; anzi: tutte le mie sensazioni.

✻

È un acrobata? è un direttore d’orchestra ghermito dall’idea? Si infervora, poi si modera, alterna allegro e andante, è padrone di sé come lo sono i fachiri o i lestofanti. Per tutto il tempo che parla, dà l’impressione di cercare, ma non sapremo mai cosa: un esperto nell’arte di scimmiottare il pensatore. Se dicesse anche una sola cosa perfettamente chiara, sarebbe perduto. Poiché ignora, al pari dei suoi uditori dove vuole arrivare, può continuare per ore, senza esaurire lo stupore dei fantocci che lo ascoltano.

✻

Vivere in conflitto con il proprio tempo è un privilegio. In ogni momento si è coscienti di non pensare come gli altri. Questo stato di discordanza acuto, per quanto indigente, per quanto sterile sembri, possiede tuttavia uno statuto filosofico, che si cercherebbe invano nelle cogitazioni armonizzate con gli eventi.

✻

Alzatomi con una turba di progetti in testa, avrei lavorato, ne ero convinto, tutta la mattina. Mi ero appena seduto a tavolino, quando l’odiosa, infame e persuasiva solfa: “Che cosa sei venuto a cercare in questo mondo?” troncò di netto il mio slancio. E mi rimisi, come al solito, a letto, con la speranza di trovare una risposta, o piuttosto di riprendere sonno.

✻

Si sceglie, si decide fintanto che si rimane alla superficie delle cose; appena si va al fondo, non si può più né decidere né scegliere, si può solo rimpiangere la superficie…

✻

Quando ci si conosce bene, non ci si disprezza del tutto solo perché si è troppo stanchi per abbandonarsi a sentimenti estremi.

✻

Supremazia del rimpianto: gli atti che non abbiamo compiuto formano, per il fatto che ci perseguitano e che ad essi pensiamo continuamente, il solo contenuto della nostra coscienza.

✻

Sempre, quando ci si trova a una svolta, la cosa migliore è sdraiarsi e lasciare passare le ore.[🡕] Le risoluzioni prese in piedi non valgono nulla: sono dettate dall’orgoglio, o dalla paura. Distesi, si conoscono comunque quei due flagelli, ma in forma più attenuata, più atemporale.

✻

Allorché qualcuno si lamenta che la sua vita è un fallimento, basta ricordargli che la vita stessa è in una situazione analoga, se non peggiore.

✻

Le opere muoiono; i frammenti, non avendo vissuto, non possono neppure morire.

✻

La soddisfazione che si trae dal compimento di un un dovere (soprattutto quando non ci si crede e perfino lo si disprezza) dimostra fino a che punto si appartiene ancora alla massa.

✻

Il mio merito non è di essere totalmente inefficiente ma di aver voluto esserlo.

✻

Questo istante, ancora mio, eccolo scorrere, sfuggirmi, eccolo inabissato. Mi comprometterò con il successivo? Mi decido: è qui, mi appartiene, e già è lontano. Da mane a sera a fabbricare passato!

✻

Dopo aver vanamente tentato tutto nella direzione dei mistici, gli rimaneva una sola via d’uscita: sprofondare nella saggezza.

✻

”…la sensazione di essere tutto e la certezza di non essere niente”. Il caso mi fece imbattere, in gioventù, in questo frammento di frase. Ne fui sconvolto. Tutto quello che provavo allora, e tutto quello che dovevo provare in seguito era racchiuso in quella straordinaria, banale formula, sintesi di dilatazione e di fallimento, di estasi e di vicolo cieco.

Il più delle volte non è da un paradosso ma da un’ovvietà che scaturisce una rivelazione.

✻

Il desiderio di tormento è per certuni quello che per altri è l’allettamento del guadagno.

✻

Non capirò mai come si possa vivere sapendo che non si è – per lo meno! – eterni.

( ndr Questa può sembrare una contraddizione siccome leggendo Cioran la morte pare la salvezza a una vita di merda. Ma qui Cioran fa un gioco di immaginazione, cercando di pensare a come potrebbe essere una vita utopica, ideale. E qualsiasi idea bizzarra possa venire in mente, Cioran si rende conto che anche una vita apparentemente ideale sarebbe affranta dal problema della morte e quindi, pensando a uno scenario utopico, riconosce che il primo requisito («per lo meno!») deve necessariamente essere l’immortalità. Solo secondariamente sarebbe poi da far sì che la vita sia cosa buona. Il dramma della vita vera è che nessuno di questi due requisiti è soddisfatto. )

✻

La lucidità non estirpa il desiderio di vivere, tutt’altro, rende solo inadatti alla vita.

✻

L’incoscienza è il segreto, il “principio di vita” della vita. è l’unico rifugio contro l’io, contro il male dell’individuazione, contro l’effetto debilitante dello stato di coscienza, stato così temibile, così difficile da affrontare, che dovrebbe essere riservato soltanto agli atleti.

✻

L’uomo ha detto ciò che aveva da dire. Ora dovrebbe riposarsi. Si rifiuta – benché sia entrato nella sua fase di sopravvissuto, si dimena come se fosse alle soglie di una carriera mirabolante.

✻

Il grido ha senso solo in un universo creato. Se non c’è creatore, a che serve attirare l’attenzione su di sé?

✻

In ogni cosa quel che conta è l’inizio e la fine, il fare e disfare. La via verso l’essere e la via fuori dell’essere, ecco il respiro, il fiato – nell’essere, invece, non si può che soffocare.

✻

A mano a mano che passa il tempo mi persuado che i miei primi anni furono un paradiso. Ma probabilmente mi sbaglio. Se mai paradiso vi fu, dovrei cercarlo prima di tutti i miei anni.

✻

Non leggerò più i saggi. Mi hanno fatto troppo male. Avrei dovuto abbandonarmi ai miei istinti, lasciare il campo libero alla mia follia. Ho fatto esattamente il contrario, ho messo la maschera della ragione, e la maschera ha finito per sostituirsi al volto e usurpare il resto.

✻

Se seguissi la mia inclinazione naturale, farei saltare in aria tutto quanto. E proprio perché non ho il coraggio di seguirla, per penitenza, cerco di rimbecillirmi a contatto di coloro che hanno trovato la pace.

✻

Il nome di una diva, celebre nella mia infanzia, mi ritorna in mente all’improvviso. Chi se ne rammenta ancora? Molto più di una rimuginazione filosofica, sono particolari come questi che ci rivelano la scandalosa realtà e irrealtà del tempo.

(Direct link to the video[🡕]) Uno dei miei canali YouTube – Clare Hollingworth, prima e dopo

✻

Riusciamo a durare malgrado tutto perché le nostre infermità sono così numerose e contraddittorie che si annullano a vicenda.

✻

Se vogliamo veder diminuire il numero delle nostre delusioni o dei nostri furori, occorre, in ogni circostanza, ricordare che siamo qui per renderci infelici gli uni con gli altri, e che insorgere contro questo stato di cose significa minare le basi stesse della vita in comune.

✻

Quando ognuno avrà capito che la nascita è una sconfitta, l’esistenza, finalmente tollerabile, apparirà come l’indomani di una capitolazione, come il sollievo e il riposo del vinto.

✻

Non perseguiamo sempre la Verità; ma quando la cerchiamo con ardore, con violenza, odiamo tutto ciò che è espressione, tutto ciò che dipende dalle parole e dalle forme, tutte le menzogne nobili, ancora più distanti dal vero di quelle volgari.

✻

È reale solo ciò che procede dall’emozione o dal cinismo. Tutto il resto è “talento”.

✻

Le nostre miserie fisiologiche ci aiutano a guardare al futuro con fiducia: ci dispensano dall’angustiarci troppo, fanno del loro meglio perché nessuno dei nostri progetti di lungo respiro abbia il tempo di logorare tutte le nostre riserve di energia.

✻

Disprezzare i nostri, vilipenderli, polverizzarli, prendercela con le fondamenta, colpire noi stessi alla base, smantellare il nostro punto di partenza, punirci per le nostre origini… maledire tutti quei non-eletti, genia minore, anonima, combattuta fra l’impostura e l’elegia, e la cui sola missione è di non averne alcuna…

✻

Quando l’abitudine di guardare le cose in faccia diventa mania, si piange il folle che si è stati e che non si è più.

✻

La filosofia si insegna solo nell’agorà, in un giardino o a casa propria.

La cattedra è la tomba del filosofo, la morte di ogni pensiero vivo; la cattedra è lo spirito in gramaglie.

✻

Che io possa ancora desiderare è una prova evidente che non ho una percezione esatta della realtà, che deliro, che sono a mille miglia dal Vero.

“L’uomo” si legge nel Dhammapada ”è preda del desiderio solo perché non vede le cose come sono”.

✻

La percezione della precarietà innalzata al rango di visione, di esperienza mistica.

✻

Nelle sensazioni acutissime di dolore, molto più che in quelle blande, ci si osserva, ci si sdoppia, si rimane esterni a sé anche quando si geme o si urla. Tutto ciò che confina con il supplizio risveglia in ciascuno di noi lo psicologo, il curioso, e lo sperimentatore: si vuole vedere quanto lontano ci si può spingere nell’intollerabile.

✻

Che cos’è l’ingiustizia in confronto alla malattia? È vero che si può trovare ingiusto il fatto di essere ammalati. Così d’altronde reagiscono tutti, senza darsi pena di sapere se hanno ragione o torto. La malattia è: non c’è niente di più reale. Se si proclama che è ingiusta, occorre fare altrettanto con l’essere stesso, parlare insomma dell’ingiustizia di esistere.

✻

Una trasmissione sui lupi, con esempi di ululati. Che linguaggio! Non ne esistono di più strazianti. Mai lo dimenticherò, e in futuro mi basterà, nei momenti di troppa grande solitudine, ricordarlo distintamente, per avere la sensazione di appartenere a una comunità.

(Direct link to the video[🡕]) Animal Watch – "Large Norwegian wolves: Bite, fight & flight" – Anneka meets a pack of wolves at the most Northerly wildlife reserve in Norway, Polar Park

✻

Uno zoologo che in Africa ha osservato da vicino i gorilla si stupisce della uniformità della loro vita e della loro grande inoperosità. Ore e ore senza far niente… Non conoscono dunque la noia? Questa domanda è tipica di un uomo, di una scimmia occupata. Lungi dal fuggire la monotonia, gli animali la cercano, e ciò che temono di più è che abbia fine. Perché se ha fine è solo per essere sostituita dalla paura, causa di ogni affaccendarsi.

L’inazione è divina. Tuttavia proprio contro di essa l’uomo è insorto.

Solo lui, nella natura, è incapace di sopportare la monotonia, solo lui vuole a ogni costo che succeda qualcosa, qualsiasi cosa. In tal modo si mostra indegno del suo antenato: il bisogno di novità è la caratteristica di un gorilla fuorviato.

✻

Una nazione raggiunge la supremazia e la conservazione solo fintanto che accetta convenzioni necessariamente insulse ed è infeudata ai pregiudizi senza considerarli tali. Appena li chiama con il loro nome, tutto è smascherato, tutto è compromesso.

Voler dominare, avere un ruolo, dettare legge, tutto questo presuppone una buona dose di stupidità: la storia, nella sua essenza, è stupida…

Continua, avanza solo perché le nazioni liquidano i loro pregiudizi una dopo l’altra. Se se ne sbarazzassero contemporaneamente, non ci sarebbe più che una beata disgregazione universale.

✻

In Paradiso, gli oggetti e gli esseri, assediati da ogni lato della luce, non proiettano ombra. Come dire che mancano di realtà, alla stregua di tutto quello che non è corrotto dalle tenebre e che la morte non tocca.

✻

Le nostre prime intuizioni sono quelle vere. Ciò che pensavo di un mucchio di cose nella prima giovinezza mi pare sempre più giusto e, dopo tanti smarrimenti e tante deviazioni, ci ritorno ora, afflitto di aver potuto erigere la mia esistenza sulla rovina di quelle evidenze.

✻

Alla fiera, davanti a quel giocoliere che ghignava, sbraitava, si sfiancava, mi dicevo che lui faceva il suo dovere, mentre io scansavo il mio.

✻

Manifestarsi, operare, in qualsiasi ambito, è cosa da fanatico più o meno camuffato. Se non ci si ritiene investiti di una missione, esistere è difficile; agire, impossibile.

✻

Non c’è posizione più falsa dell’aver capito e rimanere ancora in vita.

✻

La morte è la provvidenza di coloro che hanno avuto il gusto e il dono di fare fiasco, è la ricompensa di tutti quelli che non hanno avuto successo, che non ci tenevano ad averne…

Dà loro ragione, è il loro trionfo. Invece, per gli altri, per quelli che hanno penato per avere successo, e ne hanno avuto, che smentita, che schiaffo!

✻

Un monaco egiziano, dopo quindici anni di solitudine completa, ricevette dai parenti e dagli amici un grosso pacco di lettere. Invece di aprirle, le gettò nel fuoco, per sfuggire all’aggressione dei ricordi. Non si può rimanere in comunione con se stessi e i propri pensieri se si permette ai fantasmi di palesarsi, di imperversare. Il deserto non significa tanto una vita nuova quanto la morte del passato: si è finalmente evasi dalla propria storia.

Nel mondo, non meno che nelle tebaidi le lettere che scriviamo, come quelle che riceviamo, testimoniano che siamo incatenati, che non abbiamo spezzato alcun legame, che siamo solo schiavi e meritiamo di esserlo.

✻

Fra cinquecentomila anni l’Inghilterra sarà, dicono, completamente ricoperta dall’acqua. Se fossi inglese deporrei le armi senza indugio.

Ognuno ha la propria unità di tempo. Per uno è la giornata, la settimana, il mese o l’anno; per un altro sono dieci anni, anzi cento… Queste unità, ancora a scala umana, sono compatibili con qualunque progetto e qualunque lavoro. C’è chi prende come unità il tempo stesso e si eleva talvolta al di sopra di esso: quale lavoro, quale progetto meriterà allora di essere preso sul serio? Chi vede troppo lontano, chi è contemporaneo di tutto il futuro, non può più affaccendarsi, non può neppure muoversi…

✻

Il pensiero della precarietà mi accompagna in ogni circostanza: stamane, imbucando una lettera, mi dicevo che era indirizzata a un mortale.

✻

Sono sempre vissuto con la coscienza dell’impossibilità di vivere. E ciò che mi ha reso sopportabile l’esistenza è stata la curiosità di vedere come sarei passato da un minuto, da un giorno, da un anno all’altro.

✻

Scuotere la gente, svegliarla dal suo sonno, pur sapendo di commettere in tal modo un crimine e che sarebbe mille volte meglio lasciarvela perseverare, poiché comunque, quando si sveglia, non si ha nulla da proporle…

✻

Un pover’uomo che sente il tempo, che ne è vittima, che ne crepa, che non prova nient’altro, che è tempo a ogni istante, conosce ciò che un metafisico o un poeta intuiscono solo grazie a uno sprofondamento o a un miracolo.

✻

Ho abusato della parola disgusto. Ma quale altro vocabolo scegliere per designare uno stato in cui l’esasperazione è continuamente corretta dalla stanchezza e la stanchezza dall’esasperazione?

✻

Chiunque può avere di tanto in tanto la sensazione di occupare un solo punto e un solo istante; conoscere tale sensazione giorno e notte, di fatto ogni momento, è cosa meno comune, e proprio a partire da quell’esperienza, da quel dato, ci si volge verso il nirvana o il sarcasmo, o verso ambedue contemporaneamente.

✻

Ci sono momenti in cui, per quanto lontani si possa essere da ogni fede, non concepiamo altro interlocutore che dio. Rivolgerci a qualcun altro ci sembra una impossibilità o una follia. La solitudine, al suo stadio estremo, esige una forma di conversazione che sia anch’essa estrema.

✻

Quando si è superata l’età della rivolta, e ci si scatena ancora, ci si sente come un Lucifero rimbambito.

✻

In ultimissima istanza, è del tutto indifferente essere qualcosa, perfino essere dio. Su questo punto, insistendo un po’, si potrebbe trovarsi quasi tutti d’accordo. Ma allora come mai ognuno aspira a un sovrappiù di essere e non c’è nessuno che accetti di calare, di scendere verso la carenza ideale?

✻

Un pensiero che non sia segretamente marchiato dalla fatalità è intercambiabile, non vale niente, è solo pensiero…

✻

Cos’hai, ma cos’hai dunque? – Non ho niente, non ho niente, ho solo fatto un salto fuori dal mio destino, e ora non so più verso che cosa voltarmi, verso che cosa correre…