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Etichetta: neotenia


Luigi Anepeta, psicoterapeuta, sul forum ufficiale della LIDI (Lega Italiana per la tutela dei Diritti degli Introversi)

https://lidi.forumfree.it/?t=51672617&st=30#entry625292054[🡕]

La percentuale di introversi varia a seconda delle statistiche: in difetto di una chiara definizione del modo di essere introverso si va dal 5% al 25% – cifra quest’ultima sostenuta da studiosi statunitensi. La proposta del 5-7% avanzata nel mio libro “Timido, docile, ardente…” non l’ho ricavata da ricerche, ma dall’osservazione nelle scuole elementari laddove il bambino introverso, che si riconosce a colpo d’occhio, è in media 1 su 15-20. Oggi sarei propenso ad allargare il range al 5-10%.

Che l’introversione abbia un’origine genetica – i cui sviluppi negativi o positivi dipendono dalle influenze ambientali – mi sembra indubitabile dati non solo i tratti comportamentali precocemente osservabili, ma soprattutto i “vissuti” (l’empatia, il senso di giustizia, la sensibilità estetica, ecc.): conseguenza – gli uni e gli altri – della neotenia che, in assoluto, è la dimensione più specifica dell’introversione.

La genetica è una scienza estremamente complessa e esposta al rischio di “aberrazioni” ideologiche. In rapporto all’introversione, ciò che appare certo è che non esiste un gene dell’introversione, ma una costellazione di geni – decine, centinaia, forse migliaia – presenti nei corredi genitoriali che vengono “estrapolati” in conseguenza della loro combinazione. Nei genitori essi possono essere manifesti a livello di tratti di carattere o mascherati dalla prevalenza di geni estroversi. Estrapolati e combinati in vari modi danno luogo al modo di essere introverso.

Al di là del principio di piacere – Sigmund Freud

[…] i più intensi e più tenaci di tali ricordi sono spesso proprio quelli lasciati da processi che non sono mai arrivati a coscienza. Leggi l’intera pagina